L’ex Perugia Boranga sui farmaci: “Ho visto colleghi prendere valanghe di Micoren”

Doping

Hannno fatto tanto scalpore le frasi di Dino Baggio sulla morte di Vialli di qualche giorno fa. E da qui, a cascata, in tanti hanno parlato dei farmaci che prendevano senza nemmeno sapere il perché. Ad unirsi oggi, è l’ex portiere del Perugia Lamberto Boranga, che ha così parlato ad Open: “Ai nostri tempi si prendevano in continuazione pasticche. Era normale che il medico le prescrivesse: aumentavano la concentrazione, la voglia di giocare, la spinta. Ma non parlo di anabolizzanti….Il Micoren era tra i farmaci più usati. È un analettico respiratorio, prendi più aria e aumenti la resistenza. Ma il vero problema erano le quantità: alcuni giocatori prendevano anche 10 pasticche insieme. C’erano anche le gocce, se ne mettevano 10 su una zolletta di zucchero, e anche lì molti ne prendevano 20-30. A Brescia ho visto compagni prenderne una valanga. E un utilizzo smodato può avere effetti nocivi dal punto di vista epatico e del pancreas”.

E ancora: “Medici? Spesso incapaci di tenere sotto controllo la situazione. Il dottore viene in spogliatoio, ti dice ‘Questo ti fa bene’, tu spesso sei ignorante e ne assumi fin quanto pensi ti faccia bene. Spesso erano le società a spingere: ‘I ragazzi li vedo spenti, diamo loro qualcosa’ era tra le frasi tipiche. Lo stesso meccanismo riguardava la creatina: 3 grammi al giorno migliorano l’attività muscolare, 20 cominciano a fare l’effetto di un anabolizzante. Poi negli anni 80 arrivarono i corticosteroidi, ormoni steroidei sintetizzati nella corteccia del surrene, diventati doping tempo dopo. Cosa prendevo io? Micoren, soluzioni di cortisone e tachipirina in vena che ti rimettevano al mondo, e poi una pasticchina di una sostanza simile all’anfetamina. La base chimica credo fosse pemolina, la prendevo per stare concentrato, ho smesso quando l’hanno considerata doping. Ma mi sono attenuto ai dosaggi da prescrizione, se fossi stato sconsiderato qualche rischio l’avrai corso. Eccessi? Con la pemolina sì, ricordo una volta che quando giocavo dovevo dare un esame in università. Ma fu un errore sporadico, se fatto in modo costante si rischia. L’abuso di sostanze è nocivo, chi l’ha fatto non può escludere conseguenze. Anche se molti calciatori quando smettono di giocare smettono anche di fare una vita sana. E quando parliamo di tumori fumo, cibi cattivi ed esistenza sregolata non sono elementi da trascurare”.

In conclusione: “Morte Renato Curi? Nell’ambiente non si fece menzione di doping o farmaci, ma la diagnosi post mortem non si ebbe. Credo che l’abuso di antinfiammatori abbia avuto un grosso peso, insieme agli allenamenti eccessivi. Ho sempre assistito a carichi di lavoro troppo pesanti, i preparatori devono capire che servono anche equilibrio e riposo. Occorre un minimo di buon senso se vogliamo preservare le persone anche quando smettono di giocare. Oggi credo che i calciatori siano più intelligenti, che prendano quello che prendono con più consapevolezza e neanche tanto volentieri”