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De Laurentiis: “4-4-2? Pensavo fosse un modo di sedersi a tavola. Uno juventino mi disse: ‘Un presidente come lei non ce l’abbiamo’”

Calcio Amichevole Napoli vs KF Egnatia
President of ssc Napoli Aurelio De Laurentiis during friendly match SSC Napoli vs Klubi Sportiv Egnatia SSC Napoli's 2024-25 preseason training camp in Castel Di Sangro, Abruzzo, Italy.

Il presidente del Napoli si racconta a RSI: dagli inizi nel calcio senza esperienza al paragone con il cinema, fino agli aneddoti con i tifosi.

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a RSI nella quale ha ripercorso con schiettezza e ironia il suo percorso nel calcio e nel cinema.

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“Quando sono arrivato nel calcio non ne sapevo nulla. Quando mi parlavano di 4-4-2 pensavo fosse un modo di sedersi a tavola, e tutti ridevano”, ha raccontato il patron azzurro, ricordando la sua distanza iniziale dal mondo del pallone. “Da ragazzo avevo giocato a basket, mentre l’Italia è un Paese di ‘pallonari’, in senso buono”.

Il legame con il cinema è stato fondamentale: “Il cinema mi ha insegnato disciplina, amore per il lavoro e professionalità. Ma soprattutto la differenza tra imprenditore e prenditore: io ho sempre voluto creare. Nel cinema hai un oceano di idee, puoi raccontare una storia. Nel calcio invece non c’è mai una sceneggiatura scritta, non hai il controllo creativo, è imprevedibilità pura”.

Aurelio De Laurentiis – Photo LiveMedia/Alberto Gardin

De Laurentiis ha ricordato anche il suo primo tentativo di acquistare il Napoli nel 1999, presentando un assegno da 120 miliardi e spezzandolo simbolicamente davanti ai giornalisti. Poi l’abbandono temporaneo, fino al ritorno dopo il fallimento del club: “Mi dissero che il Napoli era fallito e io ero incredulo. Mia moglie e i miei figli mi dicevano: ‘Papà, ma che sei matto!’. Mi comprai un pezzo di carta, non c’era nulla. Ora siamo tra i club più competitivi”.

Sul rapporto con il pubblico: “Il calcio si vive settimana dopo settimana, non fai mai abbastanza. Ti chiedono acquisti, cambi di allenatore… spesso da gente che fa fantacalcio e capisce poco di quello vero. Io sento di essere amato dai più, criticato solo da una parte. Ma tra chi va allo stadio c’è un 10-15% di ultras che spesso non rispettano le regole. Lo abbiamo visto anche a Milano con Inter e Milan”.

Infine un aneddoto emblematico: “Un giorno, scendendo dall’aereo a Torino, mi si avvicina un uomo con la maglia della Juventus e mi chiede foto e autografo. Io gli dico: ‘Ma tu non sei juventino?’. E lui: ‘Sì, ma noi un presidente come lei non ce l’abbiamo’. Quella frase mi ha fatto piacere, significa che rappresento una diversità”.

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