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INTERVISTA ESCLUSIVA | Tom Hill, nuovo coach di Stearns: “Con Sakkari ricordi indelebili, Peyton ha un potenziale da Slam”

Tom Hill - Foto Sportface

Da alcune settimane Tom Hill è tornato nel circuito WTA, al fianco della n.81 della classifica WTA Peyton Stearns. Il britannico classe 1995, uno degli allenatori più giovani del circuito, gode di grande considerazione per i risultati ottenuti con Danielle Collins e Maria Sakkari. Se già con la tennista statunitense era riuscito a toccare i tasti giusti, aiutandola a entrare nella Top 40 WTA, è con la greca che si sono visti i migliori risultati dal punto di vista professionale. In sei anni di collaborazione (conclusasi lo scorso febbraio per scelta condivisa) Sakkari ha raggiunto il n.3 del mondo, vinto il WTA 1000 di Guadalajara, Messico e giocato due semifinali Slam (Roland Garros e US Open). Grazie alle numerose soddisfazioni, Hill è stato tra i candidati per il premio di coach dell’anno per due anni consecutivi (2021 e 2022). Il Parma Ladies Open presented by Iren, WTA 125 organizzato da MEF Tennis Events, è stato il secondo torneo di Stearns sotto la guida del coach di Birmingham. In Emilia-Romagna, la statunitense ha sconfitto l’ex n.14 WTA Petra Martic, prima di uscire sconfitta ai quarti di finale contro Renata Zarazua.

 

Primissimi giorni in questa nuova esperienza con Stearns: come sta andando?

Peyton è una grandissima lavoratrice, una ragazza eccezionale dal grandissimo potenziale. Per me le serve semplicemente un poco di tempo. Si è diplomata al college soltanto 18 mesi fa, per lei i vari tornei che ne sono seguiti sono stati delle ‘prime volte’. Il WTA 1000 di Madrid è stato il primo, a Roma non ha giocato ma sarebbe stato un esordio. Non aveva nemmeno mai viaggiato così tanto per tutte queste settimane consecutive lontano dagli Stati Uniti. Sta imparando molte cose e deve un po’ adattarsi a tutto, ma ci sono le prospettive giuste”.  

In cosa puoi essere determinante per lei?

“Il motivo per cui abbiamo iniziato a collaborare è anche e soprattutto l’aspetto mentale. Quando c’è una giocatrice così dotata che non vince da un po’ significa che molto passa dalla testa, e io sono al suo fianco per aiutarla in questo percorso. A questi livelli è una dote importantissima, perché se ti assenti dalla partita per 20 minuti probabilmente perderai, e non ce lo possiamo permettere. Nonostante questo, Peyton lavora molto bene e sono certo che troveremo la costanza che le serve per migliorare sotto questo aspetto”.

Sei anni insieme a Maria Sakkari e numerose soddisfazioni: com’è stato separarsi?

È stato strano per tutti e due e continua a esserlo, ma abbiamo deciso insieme che separarci sarebbe stata la decisione migliore per i nostri percorsi professionali. Continuiamo a sentirci spesso e sono contento che lei stia continuando a fare bene con David Witt. Ho imparato tanto dalle esperienze che abbiamo fatto e ne sarò sempre grato. L’errore che faccio troppo spesso è quello di comparare le due giocatrici, cosa ovviamente ingiusta perché sono due percorsi completamente diversi e Peyton si trova ancora all’inizio”.

Quali sono i migliori ricordi nel circuito con Maria?

“Ci sono moltissimi ricordi positivi. Nella mia lista personale metto la vittoria contro Iga Swiatek al Roland Garros del 2021 (6-4 6-4) oppure quella contro Veronika Kudermetova (6-1 5-7 6-4) a Guadalajara, che le permise di qualificarsi per le WTA Finals 2022. Ci sarebbe da parlare del suo primo WTA 1000 (Guadalajara, Messico, 2023) ma non riesco nemmeno a metterlo in cima perché da quel punto di vista c’è il rammarico di non aver sollevato più trofei di quel livello, credo lo meritasse veramente”.

Qual è l’aspetto più importante per diventare il miglior coach possibile?

Credo che la cosa più importante sia essere onesti con le proprie giocatrici, soprattutto nelle cose negative. Quando qualcosa va male non bisogna aver paura di dirlo, altrimenti non si cresce e non si mettono in evidenza gli errori. Ovviamente ognuna di loro è diversa, hanno modi di giocare e modi di essere completamente differenti. Ma a prescindere dal carattere e dal tennis, bisogna ricercare la sincerità anche se questo può costare un eventuale licenziamento”.

Che ambizioni hai dal punto di vista professionale?

Sicuramente mi piacerebbe vincere uno Slam. Uno degli obiettivi principali che ho con Peyton è quello di trasformarla in una giocatrice in grado di poter competere per un Major. Al momento si trova in una situazione un po’ complessa, perché difende molti punti conquistati la scorsa stagione e la sua programmazione futura dipende da quanto riuscirà a vincere anche nel breve periodo. Io farò ogni cosa possibile per aumentare il suo livello in campo, ma non dobbiamo mai dimenticarci che alla fine è un giocatore a rendere un coach importante, non viceversa”.

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