Calcio

Serie A, Casini: “Stadi italiani? Vecchi, inadeguati e con pochissimi servizi. Serve cambiare”

Lorenzo Casini
Lorenzo Casini - Foto LiveMedia/Ettore Griffoni

Il presidente della Lega di Serie A Lorenzo Casini ha parlato delle infrastrutture e degli stadi italiani che non sono al passo con il tempo, secondo il numero uno della Lega di A. Il presidente ha voluto mandare l’allarme di come e di quanto le nostre infrastrutture siano poco al passo con i tempi che viviamo e che anzi siano definibili del tutto vecchi.

Queste le parole di Casini: “L’Italia si trova in una situazione difficile, a tratti poco comprensibile per chi ci guarda dall’esterno. Impianti vecchi, con strutture inadeguate e pochissimi servizi. E’ dai Mondiali del 1990 che l’Italia, salvo alcuni casi virtuosi come, per esempio, gli impianti di Atalanta, Juventus, Sassuolo e Udinese – non riesce a rimettere davvero a fuoco il tema degli stadi. In Italia andrebbe cambiato il modo in cui lo stadio è percepito: deve essere un luogo di aggregazione, inclusione, rigenerazione urbana, e può diventare anche un hub tecnologico. Lo stadio può vivere tutta la settimana, non solo la domenica, e può portare turismo, e non solo traffico il weekend“.

In conclusione: “Se lo stadio è di proprietà di una squadra, certamente le procedure possono essere più agili. Ovunque, non solo a San Siro, è chiaro che in astratto la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione sono situazioni preferibili. In astratto, però, perché la realtà è spesso più complessa. Sono comunque sicuro che Inter e Milan sceglieranno la migliore soluzione possibile per avere impianti più moderni all’altezza del loro nome. Certo, se persino in un comune efficiente come Milano, con un sindaco dalle comprovate competenze manageriali e due squadre così importanti c’è un problema per fare uno stadio significa che il tema è enorme. Ecco perché sarebbe importante avere anche una iniziativa del governo per aiutare i comuni a definire un piano di priorità e interventi a vantaggio non solo dello sport e del calcio, ma di tutta la collettività“.

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