Champions League

Osimhen risponde a Lewandowski, il Napoli di Calzona è vivo e se la giocherà a Barcellona

Victor Osimhen
Victor Osimhen, Napoli - Foto Jonathan Moscrop Sportimage

E’ un Napoli vivo, che cresce all’interno della stessa partita, che mette in mostra un piglio più vicino a quello del periodo spallettiano rispetto al recente passato di Garcia e Mazzarri. Ed è soprattutto presto per dare giudizi affrettati, ma nella prova della verità, che è anche la prima prova, Francesco Calzona, catapultato all’improvviso in Champions League, ne esce bene, strappa l’1-1 a un Barcellona che attacca tanto ma in modo un po’ sconclusionato, e con questo pareggio meritato al ritorno fra tre settimane non sarà affatto scontato l’esito e gli azzurri, partiti male e venuti fuori con coraggio alla distanza, non partono battuti al Camp Nou.

L’avvio è senz’altro favorevole al Barcellona. Gundogan innesca un duello con Meret e il portiere azzurro ne esce vincitore, e in ogni caso è senz’altro la formazione blaugrana a sfiorare più volte il gol e a tirare verso la porta partenopea, viceversa la squadra di Calzona appare decisamente impaurita e non si propone con continuità. La prima mezzora si può racchiudere in queste righe, ma da lì in avanti scatta qualcosa a livello di personalità e gioco e si cominciano a cercare con maggior continuità Kvaratskhelia e Politano. Il fraseggio comincia a salire di intensità e per diversi minuti, se contiamo anche l’inizio del secondo tempo, si rivede un Napoli diverso, che prova a costruire con personalità, con alcune dinamiche più vicine a quelle del biennio di Spalletti, e Calzona ha fatto parte dell’anno che ha preparato poi allo scudetto, rispetto alla confusione con Garcia e alla passività dell’interregno Mazzarri. Come spesso capita, però, è proprio nel momento migliore che una squadra esperta della Champions e con grandi giocatori davanti, anche se quest’anno in grave difficoltà e con Xavi pronto all’addio, la sblocca: il Barcellona passa all’ora di gioco con il gran pallone di Pedri per Lewandowski, che lavora la palla come solo lui sa in area e fredda Meret trovando l’unico pertugio possibile. Maradona gelato, cinque minuti di assestamento per il Napoli, che poi comincia a macinare gioco. E ci sono dei cambi che fanno rumore: Kvara mandato fuori per Lindstrom, poi erano pronti a entrare Raspadori e Simeone e per forza di cose doveva fargli spazio Osimhen. Che, però, con un gran lavoro a beffare Martinez, si costruisce il gol del pari, meritato, da attaccante vero, e fa impazzire lo stadio. Gli ultimi venti minuti sono molto convincenti: si cerca il secondo gol anziché speculare e l’unico brivido arriva al 95′ con il tiro a giro di Gundogan che esce di un soffio. E’ prestissimo per esprimere giudizi, ma il Napoli di Calzona è vivo e lotta: e se la giocherà al Camp Nou fra tre settimane.

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