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Sara Errani: “Roma è un torneo speciale, diverso dagli altri. Obiettivo Parigi 2024”

Sara Errani
Sara Errani - Foto Irina R Hipolito/DPPI / IPA Sport 2 / IPA

Venti. Un numero impressionante. Sara Errani, 37 anni appena compiuti, si appresta a competere per la ventesima volta al Foro Italico. Dalle qualificazioni del WTA di Roma del 2004, quando fu sconfitta da Claudine Schaul 2-6 6-2 6-2, sino a oggi. Un solo anno di assenza: il 2022. L’apice è giunto nel 2014, quando superò Na Li e Jelena Jankovic prima di arrendersi in finale, da infortunata, a Serena Williams. Stagioni di grandi vittorie, ma anche di qualche sconfitta dolorosa, perché il Foro Italico è un luogo speciale, ma complesso; diverso da tutto il resto. “Non è un torneo normale – racconta Sara, oggi risalita al numero 93 del mondo -, dà emozioni differenti dagli altri eventi del circuito. Roma è sempre Roma. Ricordo benissimo la mia prima volta al Foro Italico da piccola agonista, per la Coppa delle Regioni, quando arrivai nella Capitale insieme a Simone Bolelli. Ma anche le annate precedenti, da bambina, quando inseguivo i tennisti chiedendo autografi. Il mio idolo era Andre Agassi, ma guardavo tutti gli allenamenti con grande interesse”.

Cosa ricordi di quel fantastico 2014?

“L’emozione degli incontri sul Centrale contro Na Li e Jelena Jankovic. Il pubblico fu pazzesco e quei momenti indimenticabili. Arrivai in finale sia in singolare che in doppio (insieme a Roberta Vinci; ndr), fu una settimana fisicamente massacrante perché all’epoca il torneo si disputava su una singola settimana. Giocai, in pratica, tutti i giorni due match. Se ci penso ora mi chiedo: ‘come ho fatto?’. Mi spiace di non aver potuto giocare quelle due finali al meglio, dato che mi ero procurata uno stiramento muscolare”.

A proposito di pubblico. Molte tue colleghe, come Flavia Pennetta, ritenevano che gli spettatori al Foro Italico posso dare molto ma anche, in alcuni istanti, togliere qualcosa.

“Bisogna saper gestire le emozioni, facendosi aiutare e trasportare dal pubblico ma, allo stesso tempo, mantenendo calma e concentrazione. Non è semplice. Dopo un punto bellissimo sul 15-0 il pubblico può esaltarsi, mentre chi è in campo deve riuscire a non lasciarsi trascinare nell’euforia”.

Cioè?

“Sono davvero pesanti qui a Roma e per il mio gioco di certo non aiutano”.

Stiamo arrivando alla fase decisiva per la qualificazione a Parigi 2024, uno dei tuoi obiettivi dichiarati.

“Ci sto provando, ma non voglio che sia un’ossessione. L’idea sarebbe di qualificarsi tramite il doppio, in singolare mi sembra più difficile. È un obiettivo però ben chiaro nella mia testa, ci terrei molto a partecipare”.

In questo 2024 stai giocando tanto e bene. Hai ritrovato una buonissima continuità di rendimento.

“Sto meglio tennisticamente rispetto alle ultime due stagioni. Ho giocato tante belle partite e credo che il doppio insieme a Jasmine Paolini mi abbia aiutato. Mi sento più solida, anche con il servizio che in passato mi ha creato molti problemi. Non so dire il motivo, ma sicuramente sto giocando meglio rispetto agli ultimi anni”.

Nelle ultime stagioni ci sono stati motivi extra tennis che purtroppo hanno condizionato la tua carriera.

“Non mi piace guardare al passato, né per le cose negative né per quelle positive. Penso a ciò che vorrò fare in futuro, non a quello che è accaduto negli scorsi anni. Il passato non si può cambiare. Tutto quello che è successo mi ha portato comunque a essere qui, al Foro Italico, per la ventesima volta”.

Formi una coppia di doppio fortissima con Jasmine Paolini. Come è nato il vostro duo?

“Avevamo giocato insieme alcune volte in passato, ma al Roland Garros del 2023 l’ho presa da una parte e le ho detto: ‘Jas, proviamo ad andare alle Olimpiadi insieme?’. È stata entusiasta dell’idea. Nel 2023 abbiamo giocato soltanto quando ci incontravamo nello stesso torneo, quest’anno invece ho dato priorità al doppio sacrificando qualche evento in singolare, come a Stoccarda”.

Jasmine Paolini ha svoltato da circa un anno. Tu hai potuto assistere alla sua esplosione da una posizione privilegiata.

“È cresciuta tantissimo in consapevolezza nonché tennisticamente. Il duro lavoro con Renzo Furlan ha pagato. Jas secondo me ancora non si rende conto del proprio potenziale. È molto intelligente e ha grande voglia di migliorarsi. Il suo livello ormai è davvero alto, è solida e in campo ha le idee più chiare”.

Avendo vissuto tanti anni di carriera in diverse ‘epoche’ tennistiche, qual è a tuo avviso l’attuale livello del circuito WTA?

“Il tennis femminile ha acquisito potenza e velocità. Prima c’era solamente Serena Williams a vincere in quel modo, oggi tra Rybakina, Sabalenka e altre invece sono in tantissime a giocare così. E sono anche forti atleticamente. Prima per vincere dovevi essere brava tatticamente, oggi la strategia in molti casi non si riesce a mettere in pratica. Penso sia questa la differenza di base. Quando affronto giocatrici come Sorribes Tormo o Maria riesco ancora a tessera una tela tattica, altre invece mi passano sopra a livello di potenza”.

Se dovessi scegliere un match femminile da andare a seguire dal vivo, che giocatrici sceglieresti?

“Jasmine Paolini ed Emma Navarro”.

Tuo fratello Davide, che è anche il tuo manager, in questi giorni stava trattando un rinnovo di contratto. Vuol dire che giochi altri dieci anni?

“Non so quanto giocherò ancora (ride; ndr). Non credo che sarò mai una di quelle tenniste che dirà: ‘tra un anno mi ritiro’. Per poi magari cambiare idea. Non mi piace. Quando arriverò alla fine me ne accorgerò. Alzerò la mano e dirò ‘basta’.

In questi anni, alcuni anche molto difficili, non hai mai pensato di smettere?

“A volte ho riflettuto sulla questione, ma no, non ci ho mai pensato”.

La passione è ancora tantissima, si vede da come stai in campo, da come ti alleni.

“Questo è l’anno in cui ho giocato di più nella mia carriera, direi che le prove sono tangibili (ride; ndr). Ho voglia, mi diverto, anche perché i risultati stanno arrivando. La passione è sempre tantissima: sono qui ad allenarsi, tutti i giorni, a soffrire nonostante qualche acciacco. Le emozioni che ancora oggi il tennis mi trasmette sono incredibili”.

Al futuro dopo il tennis, però, hai pensato?

“Da una parte mi piacerebbe rimanere nel tennis, aiutare qualche giocatrice giovane; dall’altra amo il padel. Vedremo”.

A questo punto, speriamo di vederci a Parigi 2024.

“Ci provo, lo spero”.

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