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Risalire, sì, ma con la testa: febbraio per Berrettini sarà il mese della prudenza

Matteo Berrettini
Matteo Berrettini - Foto Ray Giubilo

Risalire, sì, ma con la testa. In un momento del genere il rischio maggiore per Matteo Berrettini era quello di cadere vittima di ansie o inutili isterismi. Nella mente del romano, infatti, brucia ancora tantissimo la sconfitta al primo turno degli Australian Open subita per mano del veterano scozzese Andy Murray. Un incidente di percorso da rimuovere immediatamente. Così come quel banale passante di rovescio in avanzamento affossato a mezza rete sul match point in proprio favore nel corso del quinto e decisivo set. L’azzurro, inoltre, ha dovuto digerire un doppio boccone amaro. Si era presentato a Melbourne da n° 14 del mondo, consapevole di dover dare il meglio di sè per difendere i 720 punti della semifinale ottenuta nell’edizione precedente.

L’inaspettata débâcle contro il campione britannico, dunque, lo ha fatto ‘precipitare’ all’interno della classifica, facendolo scendere di poco fuori dalla top venti (attualmente occupa la posizione n° 22). Berrettini, però, ha optato per la strada della massima prudenza. In accordo con il suo staff e con coach Vincenzo Santopadre, infatti, ha scelto di non forzare il rientro in campo. L’ex finalista di Wimbledon si riaffaccerà sul circuito solamente verso la fine di febbraio nell’ATP 500 di Acapulco (Messico), torneo giocato sul cemento outdoor ed in partenza lunedì 27 di questo mese. Il motivo è facilmente intuibile.

Matteo, infatti, per via dell’infortunio al piede sinistro rimediato a Napoli lo scorso fine ottobre, non si è potuto ancora sottoporre ad una vera e propria preparazione atletica. La United Cup lo ha sicuramente aiutato a riprendere la giusta confidenza con il campo. È anche vero che, per uno come Berrettini , risulta fondamentale imparare a capire i vari momenti della stagione, così da evitare il sovraccarico di un corpo storicamente incline ad infortuni e guai fisici di vario genere. L’obiettivo, dunque, è effettuare un richiamo di off season con base a Montecarlo dove, tra palestra e campo, bisognerà mettere insieme tutti i tasselli necessari per farsi trovare al top della forma in vista dei due Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami nel mese di marzo.

Accantonata, dunque, la ‘Gira’ sulla terra sudamericana, a cui l’anno passato prese parte partecipando al torneo ATP 500 di Rio de Janeiro e perdendo in tre set ai quarti di finale contro il futuro vincitore della manifestazione, lo spagnolo Carlos Alcaraz. Perdere qualche appuntamento, inoltre, sarà necessario a Berrettini per isolarsi da tutti i rumors e le voci nocive per pianificare, inevitabilmente, la sua risalita del ranking mondiale. Le ragioni per essere ottimisti certamente non mancano in tal senso. Matteo, infatti, nell’ultima stagione ha saltato tutto il segmento sulla terra battuta per via dell’infortunio alla mano destra rimediato ad Indian Wells. Fino a Stoccarda (erba) non avrà punti da difendere, motivo per cui è lecito sperare di vederlo quanto prima nelle posizioni che gli competono in classifica.

Miami, Montecarlo, Madrid, Roma e, infine, il Roland Garros, questi gli eventi che il romano affronterà a mente totalmente sgombra, senza pesanti cambiali da dover proteggere. Risalire, sì, ma con la testa. La stessa che negli ultimi anni ha rappresentato proprio il suo punto forte, portandolo a lavorare su sè stesso in maniera perenne. Meticoloso, umile, conscio dei propri difetti tennistici, autocritico all’ennesima potenza, Berrettini, insieme al coach ed amico Santopadre si è sempre contraddistinto per la sua ambizione mista ad un senso d’insoddisfazione, caratteristiche che da qualche stagione a questa parte lo hanno portato a competere alla pari con i migliori tennisti al mondo. Risalire si può, sì, ma con la massima prudenza. Il suo focus, infatti, devono essere i grandi appuntamenti, quelli che sarebbe sciocco compromettere a causa di una programmazione poco oculata.

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