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Olimpiadi 2026 Milano-Cortina

Brignone, Lollobrigida, Fontana: Icone senza tempo

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L’Italia si è presa la scena nella giornata di giovedì 12 febbraio alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 con quattro medaglie: due ori, un argento e un bronzo. Al di là del terzo posto nella staffetta a squadre di slittino, a colpire sono stati soprattutto i risultati firmati da tre straordinarie campionesse over 35, colonne portanti dello sport azzurro tra neve e ghiaccio, capaci di scrivere un’altra pagina indelebile della loro carriera.

GIOCHI OLIMPICI Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 Alpine Skiing Women's Super G

Federica Brignone

Nata il 14 luglio 1990, la valdostana Federica Brignone ha conquistato l’oro olimpico nel SuperG, coronando un percorso straordinario. Solo dieci mesi fa era alle prese con un grave infortunio dopo una caduta ai Campionati Italiani, oggi è sul tetto del mondo. Dopo l’argento e i due bronzi raccolti tra PyeongChang 2018 e Pechino 2022, è arrivato il titolo che mancava: la consacrazione definitiva di una carriera già leggendaria.

Federica Brignone non è soltanto una campionessa olimpica, è la sciatrice italiana più completa e vincente dell’era moderna. Tecnica sopraffina, coraggio nelle linee più ardite, intelligenza tattica fuori dal comune. La valdostana ha costruito una carriera fondata sulla versatilità, capace di eccellere in gigante, superG e discesa.

Le sue Coppe del Mondo, le sfere di cristallo, i podi in serie e la continuità ad altissimo livello per oltre quindici anni raccontano una longevità rarissima nello sci alpino. Ma ciò che più la distingue è la resilienza. Cadute, infortuni, momenti difficili sono sempre stati trasformati in carburante agonistico. L’oro di Milano Cortina è il punto più alto di un percorso che l’ha resa simbolo di determinazione e cultura del lavoro nello sport italiano.

5 Cerchi. 5 curiosità su Federica Brignone

Francesca Lollobrigida

Francesca Lollobrigida

Classe 1991, Francesca Lollobrigida ha compiuto 35 anni proprio nel giorno del trionfo nei 3000 metri. La romana ha poi completato una straordinaria doppietta vincendo anche i 5000 metri, al termine di una gara gestita con intelligenza e nervi saldi, chiusa con appena un decimo di vantaggio. È la quinta italiana capace di conquistare due ori nella stessa edizione dei Giochi Invernali, entrando in un club riservato a nomi immortali dello sport azzurro.

Francesca Lollobrigida ha riscritto la storia del pattinaggio di velocità italiano. Specialista delle lunghe distanze, ha riportato l’Italia al centro di una disciplina dominata tradizionalmente da potenze del Nord Europa. La sua è una carriera costruita sul sacrificio quotidiano, sulla forza mentale e su una capacità rara di gestire il ritmo e la sofferenza.

Ogni gara è una lezione di controllo e progressione: parte con lucidità, costruisce il vantaggio con costanza, poi resiste quando le gambe bruciano e il cronometro diventa giudice implacabile. I titoli mondiali e le medaglie olimpiche sono il frutto di un percorso lineare e coerente, senza scorciatoie. La doppietta a Milano Cortina l’ha consacrata definitivamente tra le più grandi interpreti della storia azzurra del ghiaccio.

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Arianna Fontana

Arianna Fontana

Nata nell’aprile del 1990, la valtellinese Arianna Fontana ha conquistato l’argento nei 500 metri di short track, dopo essere stata protagonista decisiva nella staffetta mista vincente. Con questa medaglia ha toccato quota tredici podi olimpici in carriera, eguagliando il primato storico di presenze sul podio ai Giochi per un’atleta italiana. Un traguardo che racconta meglio di qualsiasi parola la sua grandezza.

Arianna Fontana è semplicemente una leggenda olimpica. La sua carriera attraversa generazioni, piste, regolamenti e avversarie diverse, ma il denominatore comune è sempre stato uno: la capacità di essere decisiva nei momenti che contano. Tredici medaglie ai Giochi non sono soltanto un numero, sono il simbolo di una continuità agonistica senza precedenti nello sport italiano.

Velocità pura, fiuto tattico, lettura perfetta delle traiettorie e sangue freddo nelle volate al fotofinish: Fontana ha incarnato l’essenza stessa dello short track. Ha saputo vincere da outsider e da favorita, da giovane talento e da leader esperta. Ha trascinato le staffette, ha infiammato finali individuali, ha resistito alla pressione mediatica e alle difficoltà interne al movimento. Più che un’atleta, un’istituzione del ghiaccio azzurro.

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Tre campionesse senza età, simboli di una longevità sportiva sempre più marcata. Eppure, per quanto la loro condizione resti eccellente, l’orizzonte di Milano Cortina potrebbe rappresentare l’ultimo grande atto olimpico. Pensare a una loro presenza competitiva nel 2030, sulle Alpi francesi, appare oggi complesso. Tre carriere diverse, tre percorsi unici, un denominatore comune: la grandezza.

Brignone, Lollobrigida e Fontana non sono soltanto medagliate olimpiche. Sono modelli di professionalità, esempi per le nuove generazioni, testimoni di un’epoca irripetibile dello sport italiano.

Qualunque cosa accada da qui al 2030, il loro nome resterà inciso per sempre nella storia olimpica azzurra.

Chi potrà raccogliere il testimone?

Nello sci alpino l’attenzione si concentra su Anna Trocker e Giada D’Antonio, giovanissime talenti che hanno già assaggiato il palcoscenico olimpico. Tecnici e addetti ai lavori vedono in loro potenzialità importanti: serviranno crescita, continuità e solidità mentale per trasformare le promesse in certezze.

Nello short track la candidatura più credibile è quella di Elisa Confortola. La valtellinese, classe 2002, ha già contribuito al successo della staffetta mista e si è messa in evidenza anche a livello europeo. Il percorso è avviato, ma raccogliere l’eredità di Fontana sarà una missione di enorme responsabilità.

Più complessa la situazione nello speed skating sulle lunghe distanze, dove al momento non si intravede una figura pronta a replicare le imprese di Lollobrigida. Qualche spiraglio può arrivare dalla velocità pura: Serena Pergher, giovane trentina, ha già mostrato segnali incoraggianti e margini di crescita interessanti.

Il 2030 è ancora lontano, ma la transizione è già iniziata. Dopo un’epoca segnata da tre monumenti dello sport italiano, il futuro chiede nuove leader. La sfida è aperta.

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