Juventus, Sarri: “Conosco un solo modo per togliere lo scetticismo: vincere e convincere”

Maurizio Sarri - Foto Antonio Fraioli

Nel “Sarri day”, nel suo giorno alla presentazione alla Juventus, Maurizio Sarri si è mostrato (in giacca e cravatta) felice – “sono contento di essere qui” – e un po’ emozionato, dato che è il coronamento di una carriera lunghissima partita dalla periferia e dal calcio di provincia. Tanti salti nel passato nel corso della conferenza stampa con la parentesi Napoli spesso rimarcata ma non solo.

Ha spiegato che nell’ultimo anno a Napoli una parte di lui voleva restare, l’altra diceva che il suo percorso fosse finito. Ha deciso di andare all’estero per fare esperienza e perché non se la sentiva di proseguire con un’altra italiana subito dopo, poi per esigenze voleva tornare in Italia e all’interessamento della Juventus non poteva dire di no: “Avevo l’esigenza di tornare in Italia e questa possibilità me l’ha data la Juventus, la società più importante in Italia, il coronamento di una carriera lunghissima”. L’interessamento della Juve è stata “una sensazione forte”, frutto anche“di questi dirigenti, determinatissimi nel volere un allenatore”. 

A primo impatto Sarri ha fatto un’ottima impressione e ha parlato anche della Champions League: “Mi aspetto di svegliarmi la mattina e pensare a come vincere, è chiaro che la Juve ha il fardello e l’obbligo di vincere e fare bene in Italia. Anche in Champions ha l’obbligo di vincere ma con la consapevolezza che in Europa ci sono 8 squadre forti uguali su tutti i punti di vista. In Europa è un sogno, un obiettivo con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

Si è concentrato su solo alcuni giocatori bianconeri e tra questi chiaramente non poteva mancare Cristiano Ronaldo: “Ronaldo è un’emozione, un ragazzo che ha battuto quasi ogni record e spero di fargliene superare ancora qualcuno, così ci sono anch’io nella sua storia”, ma ha citato anche Pjanic, Dybala e Douglas Costa perché ha affermato che ha bisogno del talento: “Quando entri negli ultimi 30 metri di campo ci sono giocatori bravi ma non in grado di fare la differenza. Bisogna quindi partire dai talentuosi come Ronaldo, Dybala e poi vediamo cosa costruirgli intorno. Douglas Costa è uno molto talentuoso che forse non è ancora esploso. Bisogna partire da loro, dal talento”. Ha specificato inoltre che è andato per esempi, non preferenze e che Higuain dovrà essere bravo a reagire dopo l’anno difficile: “Sono andato per esempi, non ho voluto escludere o dimenticare qualcuno. Il Pipa sapete tutti che gli voglio benissimo ma se c’è spazio per lui penso che dipenda solamente da lui. Con Gonzalo non ho parlato, dopo la finale di Baku non lo ho più sentito ma perché dovevo farmi le mie idee sull’ambiente Juve. Per capacità tecniche Gonzalo può giocare con chiunque. Io dicevo che dipende da Gonzalo perché penso che abbia vissuto male il post Juventus e l’ha vissuto come un trauma emotivo. Se ha una reazione forte può fare ancora 2-3 anni ad alto livello. Ascolterò e mi adeguerò a ciò che dice la società, mi sembra una mancanza di rispetto impormi su giocatori che loro conoscono meglio di me”. Una nota di merito particolare anche per Bernardeschi che gli piace moltissimo ma deve trovare maggiore specializzazione e continuità.

Sarri è consapevole di arrivare con quello scetticismo che lo accompagna da tutta la carriera ma ha la ricetta per rimediare: “Arrivo con scetticismo come dappertutto, conosco un solo modo per togliere lo scetticismo dalla testa della gente: vincere e convincere”, idee chiare per Maurizio Sarri che è disposto a “dare il 110% per questa società”, nonostante da piccolo ha ammesso che tifava Napoli, uno dei suoi passati recenti e che più lo combatte. “Ho vissuto 3 ani svegliandomi la mattina con il desiderio di sconfiggere la Juventus. Ho dato il mio 110% non ci siamo riusciti. Ci riproverei, lo rifarei, è un’avversità sportiva ma dal momento che finisce, finisce. Ora la mia professionalità mi porta a dare tutto per questa società”. Ha parlato anche di alcuni dei suoi gesti più conosciuti: “Certe cose le ho dette, certe le ho sbagliate e molte altre sono state strumentalizzate come quella sulle maglie a strisce con Orsato, che in realtà era dopo Empoli-Milan. Il dito è stato un errore che avevo già spiegato in conferenza stampa, il gesto era rivolto a 10-15 stupidi non ai tifosi della Juventus con i quali non ho niente. Non avrei dovuto reagire ma se ti sputano addosso e ti dicono “terrone di m***a, non sono tifosi della Juventus per me”. Ha sentito qualche giocatore del Napoli ma dopo il suo passaggio in bianconero mentre non ha parlato né con De Laurentiis, né con Allegri: “Non ho sentito il presidente (De Laurentiis), ma tutti pensano che con lui abbia un brutto rapporto ma non è così. Abbiamo avuto divergenze per il fatto di avere caratteri forti ma lo ringrazierò per tutta la vita per avermi dato la possibilità di allenare Napoli. Non vi dirò nemmeno sotto tortura i nomi dei giocatori che mi hanno scritto e no non ho sentito nemmeno Massimiliano (Allegri) ma di solito è un cazzeggio, non parliamo di argomenti molto seri, quando ci troviamo in estate. Non voglio entrare nel merito di quello che dicono i calciatori pubblicamente. Alcuni lo fanno per stare bene in quel contesto. Poi i messaggi privati sono altro. Non mi sento un traditore perché nella mia vita ho rispettato tutti e per le maglie che ho lavorato ho dato il 110% e lo farò anche per questa maglia. Io mi sento di aver rispettato tutti in questa storia”.

Ha speso parole anche sulla sua filosofia di calcio, affermando però di non essere un integralista dato che più volte ha cominciato la stagione con un modulo per poi cambiarlo a stagione in corso a seconda delle esigenze. Alla base del suo gioco il divertimento, senza frivolezza: “Per quanto riguarda il vincere posso dirti poco perché ho vinto poco. Penso che l’obiettivo di divertirsi in campo non penso che sia antitetico. Se una squadra si diverte, di conseguenza diverte che è la benzina per fare risultati. Una squadra che si diverte non è una squadra frivola. A Empoli mi dicevano tutti che con il bel gioco non ci saremmo salvati, ci siamo salvati con 6 giornate d’anticipo. Vincere di più alla Juventus sarà quasi impossibile ma speriamo di continuare a vincere divertendo e facendo divertire tutti”. 

Sull’outfit in panchina, tuta o divisa, ha svignato la domanda con una battuta “non lo so ne parleremo con la società, sarà un elemento di confronto ma basta che alla mia età non mi mandino nudo”Infine ha speso parole anche sul razzismo, tema a lui molto caro: “A proposito dei cori razziali non è che cambio idea se cambio società. L’Italia dovrebbe smetterla, è l’ora di dire basta, è giusto fermare le partite. Lo pensavo a Napoli perché è una delle società che subisce di più certi tipi di cose ma è ora di dire basta, basta, basta. Quando esco dal San Paolo so che se mi applaudiranno sarà una manifestazione d’amore, se mi fischieranno sarà una dimostrazione d’amore. Uscirò volendogli bene come prima in qualsiasi caso”.

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A 6 anni i primi calci a un pallone, a 12 le prime pedalate in sella a una Bianchi e non ci è voluto molto a capire che quelli erano i miei due mondi e che avrei dovuto raccontarli, scrivendo i gol dei campioni e le imprese degli eroi su due ruote. A 20 anni mi ritrovo a studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione a Bologna