Con sei giorni ancora da disputare, l’Italia supera il primato di Pechino 2022 per totale di medaglie, Lillehammer 94 per il numero di medaglie d’oro e scrive la sua pagina più vincente di sempre ai Giochi invernali.
Dietro questo successo, dietro questi numeri, la visione unica di Giovanni Malagò con la prima Olimpiade diffusa della storia e la grande gestione di Luciano Buonfiglio.
È un’Italia che scrive una pagina epica quella che stiamo vivendo alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
23 medaglie conquistate, di cui 8 d’oro, il migliore risultato di sempre per un’Olimpiade invernale azzurra e mancano ancora sei giorni di competizioni alla fine dei Giochi e potrebbe essere appena l’inizio di un capitolo ancora più luminoso
In questo trionfo di emozioni e risultati emergono due elementi decisivi: visione e guida istituzionale. A rappresentarli sono loro due, Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio, e la loro storia intrecciata con la storia dell’Italia nello sport
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L’idea che accende il fuoco. Malagò e il sogno nato a Tokyo
Ogni record ha una radice. Quello di Milano Cortina affonda le sue fondamenta a Tokyo, quando la candidatura italiana venne presentata al mondo olimpico come un progetto moderno, sostenibile e identitario.
Fu Giovanni Malagò, durante la sua presidenza al CONI, a credere e investire politicamente su Milano Cortina. Dopo la delusione per la rinuncia di Roma 2024, la strategia si spostò verso un modello diffuso e radicato nei territori.
Tutto cominciò con un’idea audace, portata nella sede più alta dello sport globale, a Tokyo. In occasione di una Sessione del Comitato Olimpico Internazionale, Malagò presentò la candidatura non come una semplice richiesta di ospitare l’evento, ma come un progetto culturale per il Paese.
Non era soltanto una candidatura, ma un messaggio: l’Italia era pronta a tornare protagonista. “Un’Olimpiade diffusa, sostenibile, orgogliosamente italiana.”
La scelta di Milano Cortina come sede condivisa tra due città, con un modello distribuito su più territori, rappresenta un unicum nella storia dei Giochi invernali: una formula innovativa che unisce metropoli e montagne, frutto di un’intuizione strategica e di una visione tipicamente italiana.
Un’Olimpiade non solo spettacolo, ma metafora di un Paese capace di unità e bellezza, distribuita tra città e montagne, stile e tradizione.
Quella visione di lungo periodo fu la scintilla che avviò l’impresa di Milano Cortina 2026.
Il 24 giugno 2019, a Losanna, il CIO assegnò ufficialmente i Giochi all’Italia. In quel momento, Malagò portò a compimento un lavoro diplomatico e istituzionale durato mesi, costruito sull’alleanza tra Milano e Cortina e sul sostegno del Governo.
Fu una vittoria non solo sportiva, ma di sistema. Quel progetto, nato come strategia, oggi si traduce in un medagliere che brilla.
Un medagliere che cresce come un’onda, il percorso iniziato con Malagò
La crescita del medagliere italiano non è un fatto improvviso, ma il frutto di un lavoro pluriennale costruito sulle basi tecniche e umane di atleti, tecnici e dirigenti. Durante la presidenza di Giovanni Malagò al Comitato Olimpico Nazionale Italiano, oggi alla guida della Fondazione Milano Cortina – Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026, l’Italia ha registrato un progressivo aumento dei risultati olimpici:
- 8 medaglie a Sochi 2014
- 28 medaglie a Rio 2016
- 10 medaglie a PyeongChang 2018
- 40 medaglie a Tokyo 2020
- 17 medaglie a Pechino 2022
- 40 medaglie a Parigi 2024
(NDR. Giovanni Malagò è il presidente del CONI più vincente in termini di medaglie complessive, avendo chiuso il suo mandato nel 2025 con un totale record di 143 medaglie olimpiche, tra estive e invernali, conquistate in 12 anni)
E ora 23 medaglie a Milano Cortina, con un bottino ancora in crescita. Un percorso costante, solido nelle fondamenta e ricco di talento.
Questo sviluppo non è frutto del caso, è stato costruito nel tempo, gara dopo gara, investimento dopo investimento, secondo una strategia che Malagò ha saputo interpretare, pianificare e sostenere con determinazione.
La transizione e la consacrazione: Buonfiglio e l’Italia che compete
Se a Malagò va il merito di aver acceso il motore del progetto olimpico italiano, al napoletano Luciano Buonfiglio spetta quello di averne raccolto l’eredità, guidando la macchina organizzativa e sportiva fino alla vetta.
Condurre lo sport italiano nell’Olimpiade di casa è una responsabilità assoluta. Richiede equilibrio tra ambizione e disciplina, tra libertà degli atleti e rigore tecnico. Ha coordinato le federazioni, sostenuto i talenti e trasformato l’ambizione in risultati.
E i risultati parlano: l’Italia è tra le nazioni più competitive, a podio nelle discipline tradizionali e in quelle emergenti, con protagonisti che hanno reso indimenticabili queste settimane. Noi di Sportface ne abbiamo raccontato emozioni e storie.
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Coordinamento federale, preparazione tecnica, gestione delle pressioni mediatiche e ambientali. La leadership del CONI in questi mesi si è tradotta in equilibrio e risultati. “Vincere in casa significa trasformare l’emozione in energia”
Le 23 medaglie raccontano una squadra profonda, capace di andare a podio nelle discipline tradizionali ma anche in quelle emergenti. Raccontano donne protagoniste, giovani che non hanno tremato, campioni che hanno confermato il loro valore.
Le medaglie non sono numeri sono emozioni e simboli
Dietro ogni podio, ogni medaglia c’è una storia. C’è una gioia di un giovane atleta, il ritorno di chi ha atteso anni, l’abbraccio di famiglie e comunità. Su tutte il percorso fatto di sacrificio, dolore e gioia immensa della nostra Federica Brignone.
È questo che rende il medagliere di Milano Cortina qualcosa di più di un conteggio, un caleisdoscopio di umanità, coraggio e speranza.
E mentre l’Italia sogna, sei giorni ancora di gare possono riscrivere ulteriormente le pagine di questa straordinaria storia.
Oltre il traguardo: l’eredità dei due presidenti
Malagò e Buonfiglio non sono soltanto dirigenti sportivi, ma interpreti di un’Italia capace di guardare oltre l’oggi, immaginando un futuro fatto di competizione, comunità e orgoglio.
Il successo di Milano Cortina 2026 non è soltanto sportivo è il punto di incontro tra la grande visione strategica internazionale di Giovanni Malagò e la gestione tecnica e organizzativa di Luciano Buonfiglio. Due fasi diverse, un unico progetto.
Ma il vero risultato è un’Italia che ha conservato la fiducia nella propria capacità di competere ai massimi livelli, in un percorso che parte da lontano e guarda già a Los Angeles 2028, dove l’obiettivo sarà superare il record di medaglie olimpiche estive.
Tornando all’oggi, questa è un’Olimpiade in casa e il primato nel medagliere è solo la punta dell’iceberg: il risultato più significativo è l’energia che queste settimane hanno sprigionato, nell’orgoglio collettivo che ha unito città e montagne, pubblico e atleti, passato e futuro.
E mentre il mondo guarda, l’Italia non smette di salire sul podio.









