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Olimpiadi 2026 Milano-Cortina

Reggae e ghiaccio: la Giamaica del bob torna a Cortina

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Shane Pitter and Junior Harris of Team Jamaica compete in the 2-Man Men's Bobsled heat 2 competition on day ten of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at Cortina Sliding Centre, Cortina d'Aprezzo, Italy, February 16, 2026. (Photo by Anthony Behar/Sipa USA)

Dal sogno di Calgary 1988 alla realtà di Milano-Cortina 2026

Quasi quarant’anni dopo l’esordio leggendario ai Giochi Olimpici Invernali di Calgary 1988, la Giamaica del bob si presenta di nuovo ai Giochi. Non più solo icona pop, non più solo “quattro sotto zero”, -oggi il team è organizzato, preparato e competitivo, pronto a dimostrare che talento, disciplina e cuore possono superare qualsiasi barriera geografica o tecnologica.

Reggae e ghiaccio: un’immagine che sembra uscita da un film, eppure è realtà. La squadra, sorridente e convinta, indossa attillatissime tute gialloverdi e porta avanti una tradizione iniziata quasi per caso, ma consolidata con metodo e dedizione.

L’intuizione che cambiò la storia

Tutto iniziò negli anni ’80 a Kingston. George Fitch, addetto commerciale dell’ambasciata americana, assistendo a una gara di carretti spinti a mano, intuì che quei movimenti somigliavano alla spinta iniziale del bob. Con l’aiuto di William Maloney e dell’ufficiale dell’esercito Ken Barnes nacque l’idea di portare la Giamaica in pista.

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Convincere i velocisti destinati a Seul ’88 fu quasi impossibile. Il team si formò quindi con atleti militari: Dudley Stokes, Devon Harris, Michael White e Freddie “Sam” Clayton. In pochi mesi l’utopia divenne realtà olimpica. Fitch investì di tasca propria, ingaggiò i tecnici Howard Siler e Sepp Haidacher e organizzò un programma che combinava allenamenti a secco sotto il sole con rare discese su piste nordamericane: più simile a una startup che a un progetto sportivo tradizionale.

Coolrunning2 623x600A Calgary il bob a due e il quattro fecero la storia. Nella terza manche del quattro, il mezzo si ribaltò rovinosamente. Gli atleti si rialzarono illesi, tagliando il traguardo a piedi tra applausi e ovazioni. L’immagine fece il giro del mondo e ispirò il film Cool Runnings.

Dalla leggenda alla struttura: la Giamaica oggi

Negli anni successivi, la squadra ha preso forma. Ai Giochi Olimpici Invernali di Lillehammer 1994 arrivò un quattordicesimo posto, prima di un percorso di professionalizzazione, nascita della federazione, sponsorizzazioni, formazione di giovani atleti.

Oggi il team è composto da Dacres, Fearon, Harris, Moore, Pitter e Tracey. Non partono per il folklore, ma per competere. A fine 2025 hanno vinto una storica medaglia d’oro a Whistler nella Coppa del Nord America, dimostrando di avere meriti concreti.

I protagonisti: talento e storie personali

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Il volto più conosciuto è Shane Pitter: pescatore e creator su YouTube fino a pochi anni fa, ora pilota di riferimento del team e simbolo di rinascita post-uragano. Tyquendo Tracey, ex sprinter da 9”96 sui 100 metri e compagno di allenamenti di Usain Bolt, porta esplosività e potenza in spinta. Joel Fearon, ex velocista britannico e bronzo olimpico a Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014, trasferisce esperienza e tecnica alla squadra giamaicana.

Nel monobob femminile spicca Mica Moore, gallese con radici giamaicane, che ha scelto di rappresentare l’isola portando solidità e continuità tecnica.

Sfide e ostacoli: il budget e l’assenza di piste

Il percorso non è stato semplice. Il bob è uno sport costoso e tecnologico: scafi, pattini, trasferte. Senza una pista in patria, gli allenamenti si svolgono in Nord America o in Europa. La federazione ha dovuto lanciare raccolte fondi internazionali per coprire logistica, materiali e trasporti.

La pista olimpica di Cortina, nuova e ricostruita in 13 mesi, azzera ogni vantaggio storico: nessuno conosce ogni curva, ogni traiettoria. In questo contesto, la capacità di adattarsi rapidamente può diventare un vantaggio competitivo.

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L’obiettivo: fare la storia

«Non siamo più qui per partecipare, ma per lasciare un segno», dice Shane Pitter. La Giamaica non corre più solo per finire la gara tra gli applausi. Corre per restare sul ghiaccio, per dimostrare che nulla è impossibile e che il talento, unito a disciplina e passione, può superare ogni barriera.

E mentre il mondo osserva, il ritmo del reggae sul ghiaccio continua a suonare: questa volta il suono è quello della competizione vera.

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