GP Canada: Vettel-Leclerc prova di forza e doppio podio, ora l’appello

Sebastian Vettel, Ferrari F1 - Foto Bruno Silverii Sebastian Vettel, Ferrari F1 - Gran Premio d'Australia, Foto Bruno Silverii

Rabbia, amarezza ma con la giusta consapevolezza di aver impegnato e sconfitto, per la prima volta, i propri rivali. Nel day-after il caotico Gran Premio del Canada per Sebastian Vettel si parla di ‘vincitore morale’, pilota per il quale i tifosi, il pubblico in generale e numerosi suoi illustri colleghi chiedono giustizia. La realtà è che al 48° giro di una lunga gara intensa, vissuta nell’elastico dei secondi e nel brivido di concedere al proprio rivale l’utilizzo del DRS, l’arbitro (o meglio la “sala VAR”) ha fischiato un calcio di rigore. Una decisione molto al limite ma che per regolamento, interpretato alla lettera, rientra nella tipologia di penalizzazione. Ed è così che Lewis Hamilton, per un fallo commesso dal suo avversario, riceve un +5, margine di assoluta tranquillità nella gestione degli ultimi giri fino al traguardo. Ma la metafora calcistica non funziona: Seb, trovatosi in vantaggio per gran parte della ‘partita’, commette una sbavatura e regala il rigore a Lewis. Il sorpasso, o meglio la realizzazione del penalty, non c’è ed è così che al traguardo la Ferrari tiene dietro la Mercedes legittimando la superiorità in campo.

QUESTA NON È FORMULA 1 – Nel post gara il grido è unico: sono piloti, lasciamoli gareggiare. Come detto in precedenza e come sottolineato da diversi interpreti del regolamento, sulla penalità presa alla lettera c’è poco da discutere. Ma nelle gare automobilistiche bisognerebbe tener conto anche di altre variabili. Come poteva Seb, avendo sbagliato l’approccio in curva, trovare la giusta trazione dopo esser passato con gomme usurate sull’erba? Il rientro in pista, obbiettivamente, è stato scomposto e allo stesso tempo ha messo in difficoltà Hamilton a causa della presenza del muretto alla destra. Ma la verità è che in un punto così stretto del tracciato Vettel non poteva fare altrimenti, anzi: probabilmente ha evitato il peggio tra un possibile testacoda e una scivolata direttamente contro la monoposto del suo rivale. “Non è lo sport di cui mi sono innamorato da bambino – ha commentato Vettel al termine della gara – Non si tratta solo della decisione di oggi, ci sono state altre decisioni. Ormai si parla di ‘guadagnare un vantaggio’ o ‘evitare una collisione’, sono in disaccordo con il punto a cui è arrivato questo sport“.

LEWIS STA CON SEB – Egoisticamente e per la propria incolumità Hamilton ha immediatamente aperto il team radio ravvisando una presunta scorrettezza di Vettel a proprio sfavore. E nel post gara ha sottolineato l’esigenza di una punizione per tale manovra, episodio creatosi a causa di un errore in solitaria del tedesco. Ma l’abbraccio sul podio, la stretta di mano e l’invito a salire sul gradino più alto danno un senso completamente differente alla posizione ‘da pilota’ del britannico. “Tutto accade molto velocemente e pensi solamente a conservare la tua posizione – ha dichiarato Hamilton sul rientro in pista di Vettel – E quando dico che avrei fatto lo stesso, intendo che avrei provato anche io a stringerlo. Quello di chiudere la porta è un istinto naturale che abbiamo noi piloti“. Un inno al ‘fateci gareggiare’.

PROVA DI FORZA ROSSA, ORA L’APPELLO CON POCHE CHANCE – La Ferrari lascia Montreal con il primo doppio podio targato Vettel-Leclerc. In pista un primo e un terzo posto, sul podio un secondo e un terzo che lasciano comunque grande soddisfazione per quanto mostrato nel confronto con una Mercedes fino ad ora spaziale. C’è ancora una chance, seppur molto remota. Dopo la mezzanotte italiana, nel classico incontro con i media, il team principal Mattia Binotto ha annunciato la volontà di appellarsi contro la decisione presa dai commissari di gara. “Non sta a noi prendere queste decisioni, ci sono persone deputate a prendere provvedimenti di cui noi possiamo solo prendere atto. Noi non siamo d’accordo perché Seb non avrebbe potuto fare nulla di diverso rispetto a ciò che ha fatto. Per questa ragione abbiamo deciso di appellarsi“. Presentando appello alla Corte Internazionale della Fia, però, la Ferrari non potrà contestare la sanzione di 5 secondi inflitta a Vettel. Bensì la Rossa cercherà di portare avanti le proprie ragioni contro la procedura che la commissione gara ha assunto per deliberare un caso controverso senza attendere il finale della gara. L’ultimo giorno a disposizione della scuderia di Maranello è quello di giovedì, tempo limite entro il quale potrà esser confermata la richiesta di appello con la palla che passerà al Tribunale della Fia che ne deciderà l’ammissibilità. Son poche le chance di ‘riuscita’, fatto sta che non è ancora detta l’ultima parola sul GP del Canada.

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Nato ad Oristano il 2 aprile 1994. Dalla Formula 1 al calcio, passando per tennis, sci alpino e NHL: semplicemente un malato di sport con tanti sogni nel cassetto.