Ciclismo

Tour de France 2018: senza cadute e proteste, vince la noia. Meno male che c’è Alaphilippe

Julian Alaphilippe - Foto filip bossuyt - CC-BY-2.0

Non si può certo dire che non sia successo niente nella sedicesima tappa del Tour de France 2018. I 218 km da Carcassonne e Bagnères de Luchon regalano subito emozioni in avvio: attacchi? Colpi di scena? In un certo senso sì, ma stavolta i corridori lasciano spazio alla protesta degli agricoltori locali che per qualche minuto blocca la corsa più importante del mondo e crea anche momenti di tensione. Non certo un’edizione fortunata della Grande Boucle, da un punto di vista della sicurezza e degli imprevisti. Fortunatamente la corsa può riprendere in tempi abbastanza celeri, ma prende subito il largo l’ennesima “fuga-bidone” di questi giorni: nemmeno il primo traguardo pirenaico smuove gli animi degli uomini di classifica, con il Team Sky che può starsene tranquillo e sornione in testa al plotone scortando la maglia gialla di Thomas e il capitano (almeno sulla carta) Chris Froome. Davanti invece i fuggitivi ci danno dentro, arrivando ad avere anche 12 minuti di margine con tanti nomi importanti in fuga: tra questi anche un Domenico Pozzovivo in ripresa e quinto al traguardo, il lucano sarebbe potuto essere una carta importante per Nibali in questa terza settimana. I rimpianti continuano a non darci pace e la legge contro i fumogeni è arrivata tanto puntuale quanto beffarda per lo Squalo e la sua vertebra fratturata.

SHOW A POIS – Negli ultimi 70 km si scalano ben tre vette pirenaiche ed è subito paura sulla discesa del Portet d’Aspet, dove Philippe Gilbert vola fuori strada per una caduta: la mente torna subito al Tour 1995, quando il compianto Fabio Casartelli perse la vita proprio in quei chilometri maledetti. Ma per fortuna il belga della Quick Step risale stoicamente la scarpata e si rimette in sella alla bici. Sull’ultima salita si susseguono gli attacchi, ma alla fine la spunta sempre lui: la maglia a pois di Julian Alaphilippe scatta sul Col de Portillon per inseguire Adam Yates, quest’ultimo cade (senza conseguenze fisiche) lungo la discesa finale. Il francese cerca anche di rallentare il ritmo per aspettare l’avversario, ma alla fine si invola giustamente verso il secondo successo in questo Tour. Per Alaphilippe un’altra impresa, a testimonianza di una condizione sensazionale e di una maglia a pois sempre più salda e meritata. Attenzione a lui anche in ottica Mondiale di Innsbruck.

E DIETRO? – Nel mentre che i fuggitivi regalavano spettacolo sul Col de Portillon, nel gruppo maglia gialla la Movistar faceva sperare in qualcosa di interessante. Ma appare poi chiaro che gli uomini di Landa e Quintana tirano per difendere i piazzamenti in classifica generale e nella classifica a squadre. Ci provano timidamente Fuglsang, Zakarin e lo stesso Landa, ma sono appena carezze rispetto agli attacchi che servirebbero per scalfire lo strapotere della corazzata Sky che non sembra per ora troppo indebolita dall’assenza di Moscon. Alla fine in discesa Thomas e Froome attaccano anche grazie al solito super Kwiatkowski: ennesimo arrivo in parata, spettacolo praticamente assente e classifica generale che non cambia di una virgola. Manca Nibali, manca il Contador di qualche anno fa, forse è anche il ciclismo che è sempre più “umano” e pulito, perchè no.

ORA O MAI PIU’ – Adesso però non ci sono scuse che tengano: la diciassettesima tappa, di appena 65 km da Bagnères-de-Luchon a Saint-Lary-Soulan, propone ben 38 km di salita, l’arrivo in quota a 2215 metri, nemmeno un centimetro di pianura e la partenza “a griglia” con i primi venti della classifica generale che partiranno leggermente isolati rispetto ai rispettivi gregari. Non può esistere occasione migliore per attaccare fin dall’inizio il Team Sky e provare a ribaltare un Tour che altrimenti rischia di scivolare via senza grandi emozioni. E il paradosso quasi divertente è che Froome potrebbe sperare negli attacchi avversari: se un Quintana o un Dumoulin attaccassero da lontano, il keniano bianco potrebbe fare la propria corsa e staccare anche il suo gregario/capitano in maglia gialla. Ma Geraint Thomas non ha alcuna intenzione di mollare: stavolta ci sarà da divertirsi, o almeno lo speriamo.

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