Hacker Fancy Bears svela altri nomi: 5 gli atleti italiani

Rachele Bruni - Rio 2016 - Foto Ferraro/Gmt

Il nuovo attacco degli hacker russi “Fancy Bears” ai server dell’Agenzia mondiale dell’antidoping (WADA) ha portato alla luce i primi nomi di atleti italiani con relativi dati medici. Si tratta di cinque azzurri medagliati all’Olimpiade di Rio 2016: lo spadista Paolo Pizzo, argento a squadre in Brasile, la nuotatrice Rachele Bruni, argento nella 10 km di fondo femminle, il pallavolista Emanuele Birarelli, capitano della nazionale maschile, il canottiere Matteo Lodo, bronzo nel quattro senza, e la pallanuotista Teresa Frassinetti, argento con il Setterosa.

Finora erano stati chiamati in causa decine di atleti dei più svariati sport, ma nessun azzurro. Per quanto concerne Paolo Pizzo, lo spadista ha assunto per 4 anni – dall’ottobre 2010 all’ottobre 2014 – il formoterolo, farmaco per prevenire e curare l’asma. Lo stesso a cui viene associato il nome di Rachele Bruni, tra l’altro nello stesso periodo di Pizzo. Compare anche il capitano dell’Italvolley maschile Emanuele Birarelli: il marchigiano ha ottenuto l’autorizzazione per l’utilizzo terapeutico del betametasone, farmaco antinfiammatorio steroideo, e del prednisone, corticosteroide sintetico. Siamo nel settembre del 2015, quando la nazionale di Blengini era impegnata nella Coppa del Mondo. Il “Bira”, però, non era presente proprio perché alle prese con un infortunio.

Infine i casi più recenti, che riguardano Matteo Lodo e Teresa Frassinetti: il giovane canottiere classe 1994 ha assunto beclometasone (dosaggio prima di 6 mg e poi di 3 mg ogni giorno) tra il 28 luglio e il 4 agosto scorsi, sino a una settimana prima del bronzo conquistato nelle acque di Rio (12 agosto); i dati medici della pallanuotista, invece, parlano di prednisone (25 mg al giorno) dal 22 al 24 luglio 2016. In ogni caso è bene ribadire che gli atleti in questione hanno assunto i suddetti farmaci sotto prescrizione medica e con autorizzazione della Nado Italia, l’organismo che segue i controlli antidoping per conto del Comitato olimpico italiano.