Halep e Wozniacki, tocca a voi: primo Slam e numero 1 in palio a Melbourne

Simona Halep - Foto Ray Giubilo

Simona Halep e Caroline Wozniacki saranno le protagoniste della finale degli Australian Open 2018. Nella cornice della Rod Laver Arena, la romena e la danese si giocheranno sabato 27 gennaio (ore 9.30 italiane) il tanto agognato primo Slam rispettivamente dopo trenta e quarantatré tentativi. Per entrambe si tratta della terza finale in un Major (la prima a Melbourne) dopo due perse nello stesso torneo: Halep ha alzando bandiera bianca al Roland Garros nel 2014 alla Sharapova e nel 2017 alla Ostapenko con una valanga di rimpianti (era avanti 6-4 3-0), mentre Wozniacki ha dovuto cedere il passo agli Us Open nel 2009 a mamma Clijsters e nel 2014 alla sua grande amica Serena Williams.

UN AUSTRALIAN OPEN DA HIGHLANDER – I punti in comune tra le due finaliste non finiscono qui, entrambe sono state infatti ad un passo dall’eliminazione. La Halep ha dovuto annullare tre match point a Lauren Davis nel terzo turno e altri due ad Angelique Kerber in semifinale, superando questi scogli rispettivamente per 15-13 e 8-6 al terzo: per lei l’occasione di diventare la prima tennista nella storia a vincere uno Slam dopo essere stata ad un punto dalla sconfitta in più di una partita. Ancor più rocambolesco il modo con cui la Wozniacki è giunta all’atto conclusivo: nel secondo turno contro Jana Fett la danese si è ritrovata sotto 5-1 40-15 nel terzo set prima di piazzare una clamorosa rimonta: “Still alive!” il tweet della Wozniacki dopo il folle recupero nei sedicesimi, un sospiro di sollievo che le ha permesso di raggiungere con relativa tranquillità l’epilogo del torneo, lasciando per strada solamente un altro set ai quarti contro la Suarez Navarro.

I PRECEDENTI – La storia recente degli head to head dà ragione alla Wozniacki. La danese è avanti per 4-2, in striscia aperta di tre vittorie consecutive, una per ogni superficie. L’ultimo si è giocato qualche mese fa nelle Finals di Singapore e non ci fu storia: solamente due giochi racimolati dalla Halep, che comunque tiene in parità il computo sul duro (2-2) grazie ai successo a New Haven nel 2013 e Dubai nel 2015.

TESTA PRIMA DEL TENNIS – Innegabile, probabilmente sarà una finale dominata dalla tensione in cui il fattore mentale conterà più di qualsiasi chiave tattica. Una sconfitta potrebbe rivelarsi devastante sul morale e per il prosieguo della carriera della tennista battuta, rispedendola in un limbo di incertezze. Il nervosismo per un traguardo mai come ora alla portata, a dire il vero, si è fatta sentire già in semifinale: entrambe hanno perso la battuta mentre erano al servizio per il match, rischiando di complicarsi la vita (due match point per la Kerber, due set point per andare al terzo in favore della Mertens). Le caratteristiche prettamente tecniche, invece, ci indirizzano verso una partita con tanti scambi lunghi: sarà interessante vedere chi per prima prenderà l’iniziativa e accelererà. Sulla carta dovrebbe essere Simona la prima a spingere, anche alla luce delle tante energie spese dal punto di vista fisico e mentale nel corso di queste due settimane. Al contrario, la Wozniacki dovrebbe provare ad allungare il palleggio e sfiancare la Halep, costringendola a giocare sempre la cosiddetta “palla in più”. Consigliabile per Caroline anche variare le traiettorie per togliere ritmo alla sua avversaria ed evitare di farsi attaccare con costanza: prestare troppo il fianco ai vincenti potrebbe regalare fiducia alla sua avversaria e regalarle ossigeno dal punto di vista mentale, come anticipato vero e proprio protagonista di una finale che mette in palio anche il trono del ranking Wta.

A Melbourne è quasi tutto pronto: l’appuntamento è anche su Sportface con il LIVE e la cronaca al termine dell’incontro.

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Classe 1992, studente di Giurisprudenza e diplomato al Conservatorio con il sogno del giornalismo. Amo lo sport a 360°, anche perché il mio paesino da 17.000 abitanti ha cresciuto un calciatore di Serie A e della nazionale come Legrottaglie, una medaglia olimpica di volley come Mastrangelo, e l'ormai certezza della marcia Palmisano. E poi ci sono io, mancato numero 1 Atp, cui rimedio sproloquiando come redattore anche su Tennis World Italia