Ieri leggendo l’articolo pubblicato ieri dal collega Franz Monaco mi sono chiesto perché Silvio Baldini non può restare sulla panchina della Nazionale? In questo articolo cercherò di dare una risposta a questo quesito o quanto meno a dare una spiegazione a quelle che potrebbero essere le decisioni del futuro Presidente della Figc.
Leggi l’articolo Esclusiva Sportface TV, Abodi sulla corsa alla FIGC: “Meglio chiarirsi prima, poi procedere”
Due partite, due vittorie per 1-0, due squilli di Francesco Pio Esposito. Il bilancio del brevissimo interregno di Silvio Baldini sulla panchina della Nazionale maggiore, tra il blitz in Lussemburgo e la notte di Creta contro la Grecia, si chiude con il massimo risultato e il minimo scarto.
Ma a colpire, più dei sei punti platonici raccolti in bacheca, è stata l’aria fresca che ha circondato il gruppo, un’età media di 20 anni e sei mesi, sei volti prestati dall’Under 21 e una spensieratezza tattica che l’ambiente azzurro non respirava da tempo.
È bastato questo short-movie di inizio estate per scatenare il più classico dei riflessi condizionati del nostro calcio, la suggestione della piazza.
Nel post-partita di Heraklion, tra i corridoi mediatici e le chat dei tifosi, è rimbalzata insistente la domanda, e se lasciassimo Baldini al suo posto? Perché andare a infilarsi nei labirinti economici e gestionali che portano ai vari Conte, Mancini o alla suggestione impossibile di Guardiola, quando la “linea verde” del tecnico toscano sembra funzionare da sola?
La risposta, per quanto cinica, abita a Roma, destinazione Rome Cavalieri Waldorf Astoria. Il prossimo 22 giugno l’Assemblea Straordinaria Elettiva deciderà il nuovo presidente della FIGC nella sfida totale tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, ed è esattamente in quella stanza che la romantica “via Baldini” si scontrerà con il realismo del Palazzo. La domanda che tutti si pongono è se Silvio Baldini dopo il 22 giugno potrà restare alla guida della Nazionale maggiore o tornerà all’Under 21?
Il bivio del 22 giugno. Due visioni, zero spazio per l’interim
Il destino di Silvio Baldini non dipende dai suoi meriti, indiscutibili nell’aver riavvicinato la base della filiera azzurra alla prima squadra, ma dalla politica federale.
Chiunque uscirà vincitore dall’urna del 22 giugno non potrà permettersi il lusso del romanticismo. La scelta del nuovo Commissario Tecnico, atteso al debutto a settembre nella Nations League contro Francia e Belgio, sarà il primo, fondamentale manifesto politico della nuova governance.
Se dovesse spuntarla Giovanni Malagò, forte del 54% teorico garantito da Serie A, Serie B, Assoallenatori e AIC, al netto delle nubi giuridiche legate al pantouflage dal CONI (conflitto di interessi), la FIGC sposerà la linea dello “showbiz” e dello status internazionale. Malagò ha bisogno di un nome pesante, di un top manager della panchina per legittimare la spallata al vecchio corso. Antonio Conte o il clamoroso ritorno di Roberto Mancini sono profili spendibili politicamente; Pep Guardiola resta l’orizzonte dei sogni. In questo scenario, la conferma di un traghettatore verrebbe letta come un segnale di debolezza o di ridimensionamento programmatico.
Se invece dovesse vincere la resistenza istituzionale di Giancarlo Abete, sostenuto dal blocco granitico della Lega Nazionale Dilettanti (34%), si tornerebbe all’ortodossia e al rispetto rigido dei ranghi. Nel disegno di Abete, Baldini ha fatto un lavoro eccellente proprio perché ha rispettato il mandato, fare il traghettatore. Per la ricostruzione della Nazionale maggiore serve un profilo da “prima squadra”, mentre il tecnico toscano deve tornare a presidiare l’Under 21.
Il vero valore di Baldini, un patrimonio non compromesso
Il paradosso è che confermare Baldini sulla panchina principale sarebbe il modo migliore per bruciare quanto di buono costruito in queste due settimane. Il tecnico di Massa ha dimostrato che lo scalino tra l’Under 21 e la Nazionale maggiore si è finalmente accorciato. Ha ridato senso alla filiera, portando in prima squadra ragazzi del 2005 e del 2006 senza l’ansia del risultato a tutti i costi.
Il suo futuro ideale e l’unica vera scelta lungimirante che il prossimo presidente dovrà fare, non è promuoverlo, ma blindarlo alla guida dell’Under 21. Baldini deve rimanere il custode dei talenti del futuro, il serbatoio a cui il prossimo, blasonato CT dovrà attingere con l’obbligo di non avere paura.
Le amichevoli di giugno ci lasciano un’Italia più giovane e meno rassegnata. Ma dal 23 giugno la ricreazione è finita, la politica federale riprenderà i suoi spazi, e i sogni romantici dovranno lasciare il posto alle firme sui contratti milionari.
Tre, quindi, le ipotesi finali
- La suggestione. Il tifo spinge per la continuità di un gruppo giovane e affamato guidato da un tecnico senza filtri.
- La realtà istituzionale. Il 22 giugno azzera tutto. Il nuovo Presidente ha bisogno di una firma “pesante” sul nuovo contratto per legittimare la propria vittoria politica.
- Il compromesso logico. Baldini non si tocca, ma torna alla base. Diventa il “garante” dei giovani, il serbatoio a cui il prossimo grande CT dovrà attingere senza paura, proprio come Baldini ha mostrato in queste due settimane.
La risposta l’avremo solo dopo il 22 giugno e li faremi i … conti, sperando non in tiri …mancini.










