Editoriali

Lasciate lavorare in pace Jannik Sinner

Jannik Sinner - Foto Ray Giubilo

Cinque partite, quattro sconfitte e una vittoria. E i leoni da tastiera già insorgono, sbraitano, insultano, giudicano, emettono sentenze. Jannik Sinner non ha cominciato l’anno con il piede giusto, questo è un dato di fatto, ma siamo al quattro di febbraio e stiamo parlando di un ragazzo diciottenne che si affaccia alla prima vera stagione da professionista. E lo fa da numero 78 delle classifiche mondiali, potendo giocare i migliori tornei dell’intero globo terrestre. E scoprire nuovi campi, nuovi circoli, un nuovo mondo. E perdere soprattutto, perché perdere è il migliore modo per vincere, per diventare un campione. Domani però, non oggi. Non a diciotto anni.

“Cosa è successo?”, “E’ in crisi vera”, “Si è montato la testa”. Alcune, e anche le più educate probabilmente, delle considerazioni e dei pensieri che circolano su social sempre più destinati a creare ‘il trionfatore e lo sconfitto’, il ‘paradiso e l’inferno’, ignorando però che in un percorso di crescita è fisiologico capitare in un momento storto. Se così lo si può definire visto che Sinner, solamente qualche settimana fa, vinceva la sua prima partita in uno slam cosa che forse molti dimenticano. La prima partita in uno slam, la prima volta in un torneo Atp senza dover usufruire di una wild card, la prima volta in cui giocherà tutti gli slam dalla porta principale. Già, appunto, la prima volta: Jannik Sinner ha soli diciotto anni e per fortuna alle sue spalle c’è un team di grandissima esperienza. Lasciatelo lavorare in pace, lasciatelo crescere, lasciategli perdere le sue partite. Tutti i grandi giocatori sono nati così.

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