Johannes Klaebo ha inaugurato nel migliore dei modi la sua avventura alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Il fenomeno norvegese ha messo subito le cose in chiaro conquistando tre medaglie d’oro: sprint, skiathlon e 10 km, lasciando agli avversari soltanto piazzamenti d’onore.
A 29 anni il campione scandinavo è salito a quota otto titoli olimpici, raggiungendo il primato assoluto di ori ai Giochi invernali e affiancando tre autentiche leggende norvegesi come Ole Einar Bjorndalen, Bjorn Daehlie e Marit Bjorgen. Un traguardo che certifica ulteriormente la grandezza di un atleta già protagonista di un en-plein iridato nell’ultima rassegna mondiale.
L’obiettivo ora è chiaro: completare l’opera sulle nevi della Val di Fiemme, dove lo attendono staffetta, team sprint e 50 km. Sei ori sarebbero un’impresa senza precedenti, il suggello definitivo per diventare l’atleta più vincente di sempre nella storia delle Olimpiadi invernali. D’altronde parliamo del dominatore dello sci di fondo moderno, capace di conquistare anche cinque Coppe del Mondo generali.
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Il nonno allenatore è il segreto
Dietro questo successo, però, c’è una figura chiave: il nonno e allenatore Kare Hoesflot. È lui l’uomo che ha accompagnato Klaebo fin dai primi passi sugli sci, regalando al nipote il primo paio quando aveva appena due anni (erano del cugino, a dire il vero). Un rapporto speciale, fatto di presenza costante e sostegno quotidiano.
In un’intervista alla NBC, Klaebo ha raccontato quanto sia stato determinante il nonno nella sua crescita: lo andava a prendere agli allenamenti, sia di calcio sia di sci di fondo, lo aiutava con l’attrezzatura e pensava anche ai regali “tecnici” per Natale, come nuovi scarponi. “Non l’ho mai chiamato allenatore, è sempre stato mio nonno”, ha spiegato il norvegese, sottolineando la naturalezza di un legame che va oltre lo sport.
Decisivo anche il momento della scelta tra calcio e sci di fondo. Da ragazzo Klaebo era combattuto, ma il confronto con il nonno lo ha aiutato a prendere la decisione definitiva. La convinzione di poter contare solo su sé stesso, senza alibi, lo ha spinto verso lo sci di fondo. Una scelta difficile, ma condivisa e sostenuta con entusiasmo fin dal primo istante.
Ancora oggi è il nonno a pianificare i programmi di allenamento durante la stagione di Coppa del Mondo. Tra una gara e l’altra, il loro rapporto resta solido come agli inizi: pesca, lunghe corse e ricordi d’infanzia, come quando il piccolo Johannes percorreva dieci chilometri in bicicletta pur di trascorrere qualche ora con lui.
Un legame familiare diventato il segreto di un campione senza tempo
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