I 5 libri di sport da regalare a Natale 2016

1976, Storia di un trionfo (ed. Ultra Sport)

Un libro di sport può salvare il Natale. Per regalare un sorriso all’amico appassionato di tennis o di ciclismo, ma anche per invitare alla lettura i più restii: un’avventura sportiva, una storia, un personaggio possono essere, infatti, un ottimo incentivo per sfogliare le pagine di un libro, annusarne l’odore, specchiarsi nella lucentezza della sua copertina.

I cinque suggerimenti di Sportface.it non corrono dietro alle classifiche dei best-seller o alle proposte più in vista negli scaffali delle librerie. Si tralasceranno, ad esempio, le biografie – più o meno premature – dei grandi campioni del calcio Mauro Icardi (Sempre avanti. La mia storia segreta), Carlo Ancelotti (Il leader calmo), Claudio Gentile (E sono stato Gentile), Marco Tardelli (Da urlo). Verranno invece proposti dei titoli che si basano su vicende del dietro le quinte dello sport, su eventi che quest’anno festeggiano un anniversario importante, su personaggi che in questo 2016 ci hanno lasciato. Tutto il meglio, insomma, che non deve mancare sui comodini dei veri appassionati di ogni tipo di sport.

1 – 1976, Storia di un trionfo – L’Italia del tennis, Santiago e la Coppa Davis di Lucio Biancatelli e Alessandro Nizegorodcew (Ultra Sport Edizioni) con presentazione del presidente del Coni Giovanni Malagò. 

La nuova generazione di tennisti lo ha ascoltato soltanto nei racconti semi-mitologici dei più grandi o lo ha visto nei filmati sbiaditi di quarant’anni fa. I giornalisti Lucio Biancatelli e Alessandro Nizegorodcew lo hanno riproposto in un’ottica fresca e con una vivacità rinnovata. La storica Coppa Davis conquistata dall’Italia nel 1976 torna a vivere in questo importante anniversario, attraverso le voci e i ritratti dei protagonisti di allora. La voce del cronista, l’occhio dell’operatore di ripresa, i colori del contesto storico, il sudore di Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, la saggezza di Nicola Pietrangeli: nelle pagine di questo saggio c’è tutto questo e anche di più. L’ultimo capitolo, che raccoglie le testimonianze dei campioni del tennis tricolore di qualche anno fa (fatto da professionisti del calibro di Diego Nargiso e Renzo Furlan, per intenderci), è condito da sospiri e nostalgie. E da quel velo di tristezza che circonda le imprese irripetibili.

2 – Underworld di Don DeLillo (Einaudi).

Non un libro di recente pubblicazione, ma un classico della narrativa americana risalente al 1997. Perché leggerlo (o rileggerlo) in questo 2016? Semplice: il romanzo è ambientato nel corso della storica partita di baseball tra Brooklyn Dodgers e New York Giants del 3 ottobre 1951. Poche settimane fa, si è spento Ralph Branca, uno dei protagonisti di quel match, definito da tutti il più famoso perdente della storia dello sport americano. Il suo decisivo lancio venne ribattuto dalla mazza di Bobby Thomson, autore di uno strepitoso fuori-campo che contribuì alla vittoria finale del titolo da parte dei Giants. Il libro è un ritratto dell’America del dopoguerra, della costruzione del sogno, attraverso uno degli sport nazionali. Ed è anche il giusto modo per ricordare l’italo-americano Branca e quel suo incubo che lo ha perseguitato per tutta la vita. Magari immaginando, solo per una volta, un finale diverso.

3 – L’uragano nero – Jonah Lomu, vita morte e mete di un All Black di Marco Pastonesi (66tha2nd)

La leggenda del giocatore che cambiò la storia del rugby. Il libro di Marco Pastonesi racconta Jonah Lomu, un anno dopo la sua morte. Non solo una biografia, ma un vero e proprio trattato di storia del rugby. Quando si parla di veri e propri idoli di questo sport, infatti, non si può non far riferimento ai loro luoghi leggendari, ai loro ambienti naturali, ai campi e alle azioni più celebri. Il libro, recentemente presentato a Roma, ha avuto l’altro merito di essere uscito al momento giusto. Chi negli occhi ha ancora la potenza devastante degli All Blacks, piombata all’improvviso, in un giorno di novembre, sul terreno di gioco dello stadio Olimpico, lo leggerà con un gusto completamente diverso.

4 – Bestie da vittoria di Danilo Di Luca (Piemme)

Nel ciclismo tutti sanno la verità, ma la verità è inaccettabile. È questa l’epigrafe messa in calce alla copertina del libro che ritrae una ex maglia rosa di spalle, accovacciata in posizione aerodinamica, nella sua corsa contro il tempo. Danilo Di Luca, controverso protagonista del ciclismo italiano e internazionale e di una delle loro pagine più scure, decide di mettere nero su bianco la sua scomoda verità a proposito del doping. La confessione shock dell’abruzzese è che “è impossibile vincere il Giro senza far uso di sostanze proibite”. Nelle pagine che ha scritto c’è tanta rabbia e un pizzico di rancore nei confronti dell’intero movimento sportivo. Gli appassionati, che hanno il dovere morale di leggerlo per prendere atto del suo punto di vista, si augureranno, in fondo, che Di Luca possa aver torto. Per amore del ciclismo.

5 – L’importante è vincere di Eva Cantarella e Ettore Miraglia (Feltrinelli)

Nell’anno olimpico che sta volgendo al termine, non poteva mancare un libro sui Giochi. Ma Rio 2016 è solo un concetto presente sullo sfondo. Qui c’è la storia e il presente, in una fusione perfetta, che parte dal 776 a.C. e arriva fino ai nostri giorni. C’è la visione della docente di Diritto romano ed esperta del mondo antico Eva Cantarella e la penna del giornalista di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport Ettore Miraglia. Ci sono le fantasie del barone de Coubertin, che molto ha ereditato dai Giochi antichi ma molto ha inventato. C’è il grande inganno del motto “l’importante è partecipare”. Ci sono Jessie Owens e i boicottaggi di Mosca e Los Angeles. Ci sono gli allori della Grecia antica, la loro fama di semi-divinità. Ci sono gli ori dello sport moderno. Con la loro fame di successo e di sponsorizzazioni.

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Giornalista professionista, classe ‘89. Ricorda ancora la pioggia e il vento del 27 luglio ‘98, quando Marco Pantani ingoiò il Galibier come una fetta di torta. I suoi amici sognavano di fare i calciatori, lui di fare le telecronache delle loro partite