Il giornalista risponde agli attacchi dell’ex fantasista con un lungo post al vetriolo: “Sei l’unico numero bloccato su 4.019. Un guitto estivo da rabona sulla spiaggia”. E sul campo: “Buttò una carriera per arroganza, oggi fa lo stesso”
Una lite a distanza che ha fatto rumore. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha deciso di rompere il silenzio e rispondere pubblicamente ad Antonio Cassano con un lungo post su Instagram che non lascia spazio a interpretazioni. Dietro ci sono mesi di attacchi dell’ex fantasista nei confronti del giornalista, finito più volte nel mirino di Cassano per questioni legate al calcio italiano.
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Il post: “Mi hai davvero stufato”
Zazzaroni apre senza giri di parole: “Dài e dài, mi hai davvero stufato, perciò ti dedico queste poche righe: argomenta, non offendere.” Il tono si fa subito pungente: “Promuovo anche queste tue ultime puttanate. Buona Pasqua. Non ti telefono perché sei l’unico numero bloccato su 4.019.” La definizione che il giornalista sceglie per Cassano è lapidaria: “Da assiduo frequentatore della maleducazione e del delirio di onnipotenza, Cassano è un’eterna occasione sprecata, un guitto estivo da rabona sulla spiaggia.”
L’affondo sulla carriera e sulla “seconda vita”
Zazzaroni non si ferma alla polemica del momento e allarga il tiro alla parabola complessiva di Cassano: “Buttò una carriera per arroganza e oggi, nella sua improbabile seconda vita da commentatore del nulla, fa lo stesso perché altro non sa fare.” Il giornalista poi aggiunge: “Non solo non ha capito come stare nel presente senza sembrare una patetica reliquia del passato, ma ha smarrito da tempo il senso del ridicolo.”
“Antonio non è niente, ma fa di tutto per sembrare qualcosa”
Il passaggio più duro del post è quello in cui Zazzaroni si rivolge direttamente all’ex calciatore in terza persona: “Antonio no. Antonio si mette in posa. Antonio fa il self-tape e si ripete che senza di lui il calcio non esisterebbe. Antonio non è niente, ma fa di tutto per sembrare qualcosa.” Poi ancora: “Dileggia, insulta, dà patenti di rispettabilità, manda a puttane, per egolatria, qualsiasi parvenza di ragionamento e finisce per mettere in scena sempre lo stesso spettacolo. Fa quasi tenerezza. Per uno che voleva essere eretico, diventare conformista deve essere la peggiore delle condanne. È uno pseudo rivoluzionario con l’iban al posto degli ideali.”
La chiusura: “Per turbarci non hai i titoli”
Il direttore chiude rivolgendosi direttamente a Cassano con un tono tra il sarcastico e il definitivo: “Antonio, parliamoci chiaramente, per turbarci non hai i titoli. Se vuoi torniamo a fare i rutti in cerchio, davanti al mare, come quando avevamo quindici anni. Se le intenzioni sono altre, hai ragione tu, non abbiamo niente da dirci. Chiediti il perché. O meglio ancora, non chiedertelo. Non vorrei costringerti a uno sforzo eccessivo.”










