Il numero 1 del mondo si prepara al Roland Garros dopo il trionfo agli Internazionali d’Italia e in un’intervista a L’Equipe parla della sospensione per il caso Clostebol, della finale persa con Alcaraz e del rapporto con i genitori.
Jannik Sinner si avvicina al Roland Garros 2026 con la consapevolezza di chi arriva a Parigi da campione degli Internazionali d’Italia e da numero 1 del ranking ATP. In un’intervista rilasciata a L’Equipe, l’azzurro si è raccontato senza filtri affrontando temi sportivi e personali, dal soprannome di “robot” fino ai mesi difficili legati al caso Clostebol.
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“Robot? Non lo considero un insulto”
Sinner ha spiegato di non vivere in maniera negativa l’etichetta che spesso gli viene attribuita.
«Non trovo il termine denigratorio. È così che opero», ha dichiarato il tennista altoatesino.
Il numero uno del mondo ha poi approfondito il suo approccio mentale al tennis.
«Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così che è, ed è per questo che mi alleno».
Il caso Clostebol: “Mi sentivo triste e non libero”
Sinner è tornato anche sul periodo della sospensione per il caso Clostebol, che lo aveva tenuto lontano dai campi per tre mesi nel 2025.
«I mesi che hanno preceduto la mia sospensione sono stati difficili, non potevo parlarne con nessuno», ha raccontato.
L’azzurro ha ammesso di aver vissuto un momento complicato anche emotivamente.
«In campo sembravo molto triste, e lo ero: non mi sentivo libero».
Nonostante tutto, Sinner ritiene quell’esperienza utile per la sua crescita personale.
«Sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi erano i miei veri amici».
La finale persa con Alcaraz e la voglia di migliorarsi
Il tennista italiano tornerà a Parigi dopo la finale-maratona persa contro Carlos Alcaraz nella scorsa edizione del Roland Garros.
«Sarebbe una bugia dire che è stato facile andare avanti», ha spiegato.
Sinner ha però ribadito la sua capacità di voltare pagina rapidamente.
«Cerco sempre di voltar pagina velocemente, anche quando vinco. E così sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo».
Il numero 1 ATP ha poi sottolineato di aver imparato molto da quella sconfitta.
«Mi sforzo sempre di migliorare, di credere in me anche quando sono scoraggiato, di rialzarmi quando cado».
Il pensiero ai genitori
Nel corso dell’intervista Sinner ha dedicato parole molto affettuose anche alla propria famiglia.
«Loro avevano sempre un sorriso sul volto una volta che tornavano a casa, non importava cosa fosse successo al ristorante».
Un atteggiamento che oggi prova a replicare nella propria vita quotidiana.
«Quando esco dal campo, torno a essere una persona normale, e cerco di essere felice per ciò che ho».
“Per diventare una leggenda servono altri dieci anni”
Sinner ha parlato anche dei paragoni con alcuni dei più grandi sportivi italiani della storia come Alberto Tomba, Valentino Rossi e Marco Pantani.
«Sono felice di essere menzionato tra queste leggende, ma sono al vertice da due anni. Ne serviranno altri dieci per unirmi a loro».
Infine un riferimento anche a Lindsey Vonn e alla sua capacità di reagire ai momenti difficili.
«Lei cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose, anche nei momenti più bui. Mi ispira molto».









