Arbitro Daniele Doveri: “Ci avviciniamo alla Premier distinguendo il fallo dal contatto”

Daniele Doveri Daniele Doveri - Foto LiveMedia/Davide Casentini

Al via la Serie A, al via un’altra stagione arbitrale. L’arbitro Daniele Doveri ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport sugli obiettivi dei fischietti italiani: “Discernere di più il fallo dal contatto di gioco. E fischiare solo il primo. Per numero di falli siamo allineati alla Champions e ci avviciniamo alla Premier. L’indicazione è quella di non sanzionare tutti i contatti di gioco, ma l’obiettivo di uniformarci al calcio inglese deve essere condiviso da tutte le componenti. È questa la strada che gli arbitri italiani seguiranno nella prossima stagione e illustrata da Daniele Doveri in un’intervista al “Corriere dello Sport”. Serve però la collaborazione dei giocatori. “C’è un codice culturale che fa una strana microfisica del potere. È quella che decide quanto è possibile abbassare l’asticella del controllo. L’arbitro deve saperla leggere, ma non la impone solo lui. Se la tensione cresce, i colpi si fanno più duri, le proteste s’infiammano, tu devi smorzare i toni, perché il compito dell’arbitro è anche quello di proteggere l’incolumità dei calciatori”. Sui rigori in calo negli ultimi tre anni: “Sul numero non scommetto, perché non siamo noi a fare il gioco. Ma certamente cercheremo di avere ancora più discernimento tra ciò che è fallo e ciò che è contatto”.

Per quanto riguarda le proteste, chi lo fa “in modo istintivo e misurato sarà compreso, come sempre. Perché la frustrazione fa parte della psicologia del gioco e impone tolleranza. Chi prova a farti pressione in modo sistematico va invece avvisato con il cartellino“. Sul fallo di mano, invece, si va avanti “come l’anno scorso. Sui tiri e sui cross vale la geometria del braccio: se è largo, è rigore. Ma nelle altre situazioni la dinamica avrà un peso più importante. Il braccio largo è meno rilevante se è coerente con l’intenzionalità della giocata, a patto di non esagerare. Per fare un esempio, nessuno può pensare di saltare su un calcio d’angolo allargando le braccia al cielo“. Sull’ipotesi del challenge nel var: “Una soluzione allo studio di Fifa e Ifab, sollecitata peraltro da molti. Io sono curioso di sperimentarla. E di verificare se servirà a ridurre le polemiche. Tempo effettivo? Il miglior modo per scongiurare l’ostruzionismo”, chiosa Doveri, aperto anche alle interviste post-gara. “Ma andare in zona mista dopo la partita a spiegare le tue scelte è complicato. Soprattutto prima che il giudice sportivo abbia preso le sue decisioni. Dal mercoledì in poi, non avrei nessun problema a motivare una scelta e anche ad ammettere un errore in pubblico. A patto che chi ascolta non sia lì solo per attaccarmi”. 

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio