Il tabellone a eliminazione diretta del Mondiale 2026 non fa sconti e demolisce le gerarchie tradizionali del calcio.
Se la fase a gironi era stata il manifesto della democrazia pallonara, i sedicesimi di finale si sono trasformati in un vero e proprio cimitero degli elefanti.
Due big europee salutano la competizione dal dischetto, mentre il Sudamerica trema ma si salva grazie alla “Space City” di Houston.
La caduta degli dei. Fuori la Germania della “prima volta” e la solita Olanda
Non c’è spazio per il passato in questo Mondiale. La prima testa coronata a cadere è quella della Germania, rimontata e masticata dall’indomabile Paraguay di Gustavo Alfaro, un CT capace di forgiare l’anima dei suoi con citazioni motivazionali diventate già cult.
Sotto 1-1 nei tempi regolamentari dopo il gol di Havertz, i tedeschi sono stati condannati dagli errori fatali dal dischetto.
Qui la storia si ferma per riscriversi da zero: per la prima volta nella storia dei Mondiali, la Germania viene eliminata ai calci di rigore.
Fino a ieri, la kermesse iridata raccontava di una macchina tedesca infallibile dagli undici metri, capace di vincere ogni singola lotteria della sua storia con un solo errore complessivo a referto, quello lontanissimo di Stielike nel 1982.
Mentre i tedeschi tornano a casa tra le polemiche, ad Asunción si scrive la leggenda, in perfetto stile sudamericano, il Presidente ha dichiarato per oggi la giornata di festa nazionale.
Non è una prima volta assoluta per l’Albirroja, che in Sudafrica nel 2010 arrivò fino ai quarti, fermata solo dalla Spagna poi campione, ma questo traguardo sa di miracolo se si pensa che il Paraguay si presentava a questo torneo dopo ben tre mancate qualificazioni consecutive… vi ricorda qualcuno?
Poche ore dopo, lo stesso identico copione si è materializzato a Monterrey per l’Olanda. Sotto la guida di Ronald Koeman, gli Oranje assaporano gli ottavi grazie alla rete di Cody Gakpo, celebrata con un commovente abbraccio collettivo di tutta la squadra attorno all’attaccante, colpito nei giorni scorsi dal dramma della perdita del figlio.
Ma l’orgoglio del Marocco partorisce il pareggio di Issa Diop al 91°. Dal dischetto, l’eroe di Qatar 2022 Yassine Bounou sale in cattedra ipnotizzando gli olandesi, prima del rigore decisivo di Ismael Saibari che firma il 3-2 finale.
Per l’Olanda è l’ennesima conferma di una maledizione. Nella storia dei Mondiali è quasi sempre uscita ai rigori, con l’unica storica eccezione del 2014 contro la Costa Rica.
Marocco, la striscia continua. Sul cammino c’è il Canada e lo spettro della Francia
Per i Leoni dell’Atlante non si tratta più di una sorpresa, ma di una splendida e solida certezza. La partenza a razzo in questo Mondiale è la diretta filiazione dello storico quarto posto conquistato in Qatar. Il tabellone ora si fa affascinante e terribilmente cinematografico.
Agli ottavi di finale ci sarà la sfida contro i padroni di casa del Canada, in un incrocio generazionale tra le due grandi mine vaganti di questa edizione. Ma all’orizzonte, in caso di passaggio del turno ai quarti, si staglia già lo spettro della Francia, attesa dal match contro la Svezia e successivamente, in caso di apssaggio di turno, contro la sorpresa Paraguay.
Un eventuale quarto di finale tra francesi e marocchini rappresenterebbe la rivincita della semifinale del 2022, quando i Bleus spensero il sogno arabo-africano vincendo 2-0. La storia bussa di nuovo alla porta.
Brivido Brasile. Martinelli salva Ancelotti al 95°, Giappone a testa altissima
Se l’Europa calcistica piange le sue grandi decadute, il Sudamerica dei Cinque Stelle si salva per il rotto della cuffia. A Houston, il Brasile di Carlo Ancelotti va sotto contro un Giappone perfetto, a segno con Sano nel primo tempo.
Nella ripresa la reazione d’orgoglio firmata da Casemiro rimette la Seleção in carreggiata, ma il fortino nipponico guidato da Suzuki sembra inscalfibile e pronto a portare i giganti ai supplementari.
Al minuto 95, nell’ultimo respiro del match, ci pensa però Gabriel Martinelli a far esplodere la sponda verdeoro, firmando il 2-1 definitivo su assist al bacio di Bruno Guimarães.
Il Giappone esce sconfitto, ma a fine partita si materializza l’immagine simbolo dell’intero torneo. La squadra schierata in linea retta che s’inchina profondamente, a lungo, davanti ai propri pittoreschi, rumorosi e commossi tifosi.
Un gesto di scusa per il gol subito allo scadere e di immenso rispetto che riconcilia l’umanità con il lato più puro e nobile dello sport.









