Alexander Zverev ha scelto di raccontare un dettaglio che cambia completamente la prospettiva sul suo trionfo al Roland Garros. Non una frase a effetto, ma un retroscena che lascia inevitabilmente a bocca aperta: prima di conquistare il primo Slam della carriera si è sottoposto a circa 40 iniezioni alla schiena dopo gli Internazionali di Roma, alle quali si aggiungono decine di altre ricevute nei mesi precedenti per riuscire semplicemente a giocare senza dolore. Una confessione che spiega molto più di tante analisi tecniche.
Dietro la vittoria c’era una battaglia nascosta
Per buona parte della scorsa stagione il tedesco aveva parlato dei problemi alla schiena, ma dall’esterno era difficile capire quanto la situazione fosse davvero pesante. Guardando le partite si notavano qualche smorfia e movimenti meno fluidi del solito, senza immaginare quello che stava affrontando lontano dai riflettori.
Intervistato dal quotidiano tedesco Bild, Zverev ha raccontato di essersi affidato al medico Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt, una figura conosciutissima nello sport internazionale.
A dicembre, ha spiegato, le iniezioni furono addirittura una sessantina, mentre dopo il torneo di Roma ne arrivarono altre quaranta, tutte con un obiettivo preciso: eliminare il dolore e permettergli di preparare il Roland Garros nelle migliori condizioni possibili. Secondo lo stesso giocatore, senza quel lavoro sarebbe stato impossibile arrivare al titolo.
Una rivelazione che fa discutere
La rivelazione del tedesco apre inevitabilmente anche qualche interrogativo. Fino a che punto un campione può spingersi per continuare a giocare? Dove finisce la normale gestione di un infortunio e dove inizia il rischio di chiedere troppo al proprio corpo? Non esiste una risposta valida per tutti, anche perché ogni situazione clinica è diversa.
Quello che colpisce è il contrasto tra l’immagine del campione che alza il trofeo e quella raccontata dallo stesso Zverev pochi giorni dopo. Da una parte il momento più bello della carriera, dall’altra settimane passate tra cure, dolore e iniezioni, un lato del tennis che quasi mai entra nelle fotografie della premiazione ma che, a quanto pare, pesa molto più di quanto si immagini.









