Lorenzo Musetti ha detto una cosa che nel tennis si sente spesso a mezza voce, ma raramente così chiara davanti ai microfoni. Sugli spalti non ci sono sempre soltanto tifosi, appassionati o curiosi arrivati per godersi una partita. A volte ci sono persone che seguono il match con un altro interesse, quello della scommessa in tempo reale, punto dopo punto, game dopo game.
Dopo la vittoria contro Francisco Cerundolo agli Internazionali BNL d’Italia 2026, una partita chiusa in due set e vissuta da Musetti anche con qualche problema fisico, il tennista italiano ha allargato il discorso a un tema scomodo: la presenza degli scommettitori tra il pubblico.
La denuncia di Musetti
Le parole sono dirette: “Succede molto spesso che ci siano scommettitori, ovunque. In alcune partite è abbastanza chiaro che qualcuno stia giocando tra il pubblico, tifando non per il favorito di casa, e addirittura disturbando. Dobbiamo cercare di allontanare queste persone. L’ATP deve aumentare la sicurezza in questo senso”.
Non è una frase detta per caso. Nel tennis moderno, soprattutto con le scommesse live, ogni punto può diventare materiale da giocare in pochi secondi. Chi è sugli spalti vede prima di chi segue da casa e quella piccola differenza di tempo può bastare. Da lì nasce il problema: gente che non guarda davvero la partita, ma la usa, magari cercando anche di condizionare l’ambiente con urla, movimenti, disturbi nei momenti più delicati.
Per un giocatore cambia parecchio. Il tennis è già uno sport mentale, fatto di silenzi, pause, routine, respiri. Se dentro quel silenzio entra qualcuno che non tifa, non partecipa, ma aspetta solo l’esito di un punto per interesse personale, il campo diventa un posto meno pulito.
Musetti non ha parlato da osservatore esterno, ma da giocatore che certe cose le sente addosso. Nella stessa conferenza ha ammesso di non essere al 100%, spiegando che in un altro torneo forse non sarebbe nemmeno sceso in campo e che a Roma sta vivendo alla giornata.
Dentro un momento già teso, la presenza di chi scommette dagli spalti diventa un rumore in più. Se un giocatore arriva a dirlo pubblicamente vuol dire che il problema non è più così nascosto.










