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Protesta al Roland Garros, la tennista non ci sta: “Così è assurdo”

Roland Garros, attrezzatura da tennis sul campo
Protesta al Roland Garros, la tennista non ci sta: "Così è assurdo" - Sportface.it

Anastasija Potapova ha scelto di non accodarsi alla linea dura di diversi colleghi al Roland Garros e lo ha fatto nel modo più diretto possibile, davanti ai giornalisti, senza troppi giri di parole.

Mentre una parte del circuito avrebbe deciso di limitare le conferenze stampa a non più di 15 minuti come forma di protesta contro la distribuzione degli introiti dei tornei dello Slam, la numero 28 WTA ha preso una posizione diversa, quasi scomoda, proprio perché arriva in un momento in cui molti giocatori stanno provando a fare fronte comune.

Il nodo della protesta

La protesta nasce da una questione che nel tennis torna spesso: quanto guadagnano davvero i giocatori rispetto a quello che generano i grandi tornei? Gli Slam muovono cifre enormi, riempiono tribune, televisioni, piattaforme, sponsor. I tennisti, soprattutto quelli fuori dalle primissime posizioni, chiedono da tempo una fetta più ampia e più equa.

Fin qui, il discorso fila. Poi però arriva il punto sollevato da Potapova: perché prendersela con i giornalisti?

La russa naturalizzata austriaca ha detto, in sostanza, che i media non hanno nulla a che vedere con il montepremi. Non sono loro a pagare i giocatori, non sono loro a decidere la distribuzione dei ricavi.

Per questo, secondo lei, boicottare o accorciare le conferenze stampa sarebbe “un po’ assurdo”. E, infatti, si è presentata regolarmente, dicendo di essere disponibile a parlare quanto necessario.

Potapova, una posizione controcorrente

Potapova alla battuta durante una partita

Protesta al Roland Garros, la tennista non ci sta: “Così è assurdo” – Sportface.it (Youtube WTA)

Chi sta con i giocatori potrebbe pensare che rompere la routine mediatica serva proprio a far rumore, perché senza quello certe battaglie restano chiuse nelle stanze dei dirigenti. Chi invece guarda la cosa dal lato pratico può capire Potapova: il giornalista in sala stampa non firma gli assegni, non stabilisce i prize money e spesso lavora dentro lo stesso meccanismo del torneo.

I giocatori hanno motivi reali per chiedere di più, ma colpire la conferenza stampa rischia di diventare un gesto simbolico che pesa su chi non decide nulla.

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