Marta Kostyuk e la forza di sapere di essere forti

di - 23 aprile 2018
Marta Kostyuk
Marta Kostyuk - foto Abc.net

DALL’INVIATO A STOCCARDA GIULIO GASPARIN

Dalle tribune del Porsche Grand Prix di Stoccarda, torneo WTA Premier, nel guardare il turno finale di qualificazioni tra Alizé Cornet e Marta Kostyuk, viene difficile credere che la ragazzina opposta alla numero 1 del seeding debba ancora compiere 16 anni: composta, completa e molto lucida, la Kostyuk pare una giocatrice di esperienza mentre affronta la numero 35 del mondo ed infine la batte 4-6 6-2 6-3.

E anche se ancora ci sono alcuni momenti in cui l’età sembra mostrarsi per quella che l’anagrafica segna, la realtà è che sono sempre più rari e anche da quelli la ragazza ucraina sembra imparare in fretta: “Ho iniziato il match andando sul 3-0 e mi sono spaventata perché stava andando tutto troppo facile e mi sono messa ad aspettare i suoi errori e lei ne ha approfittato. Però anche quando ero sotto di un break nel secondo continuavo a pensare che potessi vincere, anzi, prima di entrare in campo ci credevo perché mi sentivo davvero bene. Poi di nuovo nel terzo set sono andata avanti 4-0 e mi è sembrato tutto come nel primo set e mi sono spaventata, però mi sono convinta che potevo chiuderla e ce l’ho fatta.”

La ricetta per questa capacità di rimanere concentrata su quanto stava succedendo e non su quanto appena successo è il risultato di un lavoro partito da lontano, più di un anno fa: “Sarò onesta con te, ma da quando ho cominciato ad affrontare i match punto per punto, mi sembra che appena uscita dal campo non ricordo più nulla della partita. Cioè, ricordo qualche passaggio, ma sono pochi punti. Ma sti diventando un’abitudine quella di pensare punto per punto: Iva Majoli me l’ha insegnato lo scorso anno agli Australian Open e, anche se non l’ho sempre fatto, mi è servito molto e ora me ne accorgo. Soprattutto nei match molto tirati, ti aiuta a trovare il meglio di te, senza pensare a cosa succederebbe se dovessi perdere la partita o quel punto. Se lo fai, hai veramente perso. Ora invece che pensare a questo, gioco e basta… oggi mi sono accorta che andavo veramente veloce tra un punto e l’altro, forse mi sto abituando alla regola dei 25 secondi!

E non è una cosa così comune per una ragazza che ancora non ha finito gli anni da Junior, anche perché la maturità traspare anche dal modo di porsi con la stampa: educata, simpatica, rilassata. Sembra tutto normale mentre si racconta e non c’è domanda a cui non abbia una lunga e dettagliata spiegazione, spesso punteggiata di ironia, un po’ come quando, a gennaio, aveva parlato con Diego Barbiani, di Ok tennis, dei suoi giorni sui banchi di scuola: “Tutto ogni volta va veloce nella mia vita, fin dall’inizio con la scuola al tennis. È stato tutto veloce e semplice. Non so. Semplice perché a scuola per me è stato sempre facile: ho passato un anno in più. Ho fatto il primo anno, il secondo, poi all’inizio del terzo la maestra mi ha detto: “Tu non hai più nulla da imparare qui, vai al quarto”. Questo è dunque il mio ultimo anno di scuola, eppure anche adesso non c’è nulla di veramente complicato. Nel tennis invece è diverso: lì non c’è nulla di facile. Quando mia mamma era incinta di mia sorella io dovevo passare dalla seconda alla terza, e quell’estate per rimanere con lei nel frattempo ho fatto tutto il programma di matematica dell’anno dopo in un’estate. Quando sono tornata a scuola sapevo tutto, la professoressa stava scrivendo gli esercizi e io ero sempre con la mano alzata. ‘La so’, sempre. Lei è impazzita dopo un mese e mi ha detto: ‘Basta, lascia il tempo anche agli altri di pensare! Vai in quarta!’.”

Alla fine, però, il balzo in avanti è arrivato anche sui campi da tennis perché quest’anno agli Australian Open è giunta fino al terzo turno, salvo poi confermarsi anche nel circuito cadetto nelle settimane successive. Anche questo è un fatto da non sottovalutare, perché spesso tra le più giovani è proprio il confermare un grande risultato la parte più problematica. Lei però dice di aver imparato da quanto già successole dodici mesi or sono: “L’anno scorso ho avuto una situazione simile: ho vinto gli Australian Open junior e poi fatto semi e vinto un $25k e da lì il nulla: mi chiedevo cosa stesse succedendo, non riuscivo più a vincere una partita. Quest’anno ne ho parlato con mia mamma, proprio due settimane fa, e le ho chiesto: ‘e se succede di nuovo? Non voglio arrivare al Roland Garros per perdere malamente di nuovo!’ Ma lei mi ha tranquillizzato dicendomi che dopo gli Australian Open ho confermato il mio livello sia negli ITF che in Fed Cup: questo è il mio livello, non ci sono grandi up&down, ora si tratta solo di migliorarmi. Questo mi ha rilassato e dopo la Cina sono andata in vacanza un po’ e poi 4 settimane di lavoro duro, che però sono state così due che settimana scorsa in allenamento giocavo così male che non volevo nemmeno venire a Stoccarda. Mia mamma però mi ha detto che se avessi continuato ad allenarmi non sarebbe cambiato nulla, avevo bisogno di partite vere. Onestamente non mi aspettavo di giocare così bene qui, anche perché la superficie è difficile: davvero veloce è quasi come giocare sull’erba.”

Ed è la mamma a seguirla in giro per il mondo. Ed è proprio la tranquillità datale dalla presenza della madre al proprio fianco ad aiutarla: “Lei mi conosce tantissimo e forse proprio per questo sa che non serve perdere la calma, anche se spesso in campo litighiamo, ma è una cosa che rimane lì e non fuori dal campo… cioè qualche volta litighiamo anche fuori dal campo, ma è normale tra mamma e figlia! Abbiamo un bellissimo rapporto, ci diciamo tutto e questo ci aiuta a comunicare anche in campo.”

Eppure lei non è mai stata pressante, anzi, si è dimostrata capace di dare alla figlia la libertà di scegliere cosa fare del proprio futuro in ambito tennistico. “Era agosto del 2015, avevo perso due brutte partite e quando sono tornata a casa ho detto a mia mamma: ‘Guarda, basta, non voglio più giocare’,” aveva detto sempre a Barbiani nell’intervista di gennaio: “Non ho giocato per una settimana e finita mi sono detta che no, dovevo tornare a giocare. Mia mamma non aveva cercato di fermarmi, ma aveva detto: ‘Va bene, fai pure. Puoi magari dedicare più tempo alla scuola, puoi fare questo, o questo, poi vediamo se ti piace più che fare la tennista’. Mi stava dando una scelta, e alla fine ho deciso di ripartire”.

E la scelta è stata quella giusta, perché alla fine è arrivata la consapevolezza di poter competere con le migliori al mondo: “Passare le quali in Australia è stato il momento in cui ho capito che potevo ottenere questi risultati ed essere competitiva a questo livello: ho giocato davvero male nelle qualificazioni, che quando sono arrivata in tabellone principale mi sono detta ‘con la Rogowska non puoi perdere, ha un ranking peggiore di quelle che hai battuto qui’. La cosa mi ha calmato e ho giocato bene, stesso nei tornei dopo.

In Australia, ma anche in Fed Cup, quando ho giocato contro la Svitolina e la Barty è stato difficile mentalmente: prima del match avevo già perso. Nella mia testa ero convinta che anche avessero giocato male sarebbero state imbattibili, anche se ora penso che sarebbe diverso o almeno spero,” ha spiegato mostrando grande consapevolezza ed onestà sui limiti che intende migliorare: Però penso che la top 20 sia una discriminante importante: “al difuori penso che posso batterle queste ragazze, così come ho battuto Gavrilova e Cornet, ma essere tra le prime 20 vuol dire essere continue ad alto livello, lo step tra 30 e 20 è tra i più duri.

E pensare che l’anno della Kostyuk era iniziato con una sconfitta: “Dopo aver perso a Playford ho capito che mi è servita quella sconfitta, soprattutto perché ho avuto set point: ho capito che quando manchi quelle occasioni, le avversarie ritornano in partita ad una velocità che non ti aspetti. Però ho lasciato il torneo con chiare in mente le cose che dovevo migliorare. Ovviamente appena perso l’incontro non ero contenta e per nulla sicura che quella sconfitta mi avrebbe aiutato, anzi, temevo il peggio per le qualificazioni a Melbourne, ma il mio team e Ivan Ljubicic erano molto sicuri di me e del mio tennis e questo mi ha aiutato molto.

A Stoccarda ora se la vedrà con Antonia Lottner, ma qualunque sarà il risultato di questo match, o questa settimana, di questa ragazzina ne sentiremo parlare a lungo.

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