Un blackout improvviso, arrivato a un passo dal traguardo, che lascia l’amaro in bocca e apre scenari di riflessione sia fisici che statistici. L’avventura di Jannik Sinner al Roland Garros 2026 si interrompe bruscamente e inaspettatamente al secondo turno per mano dell’argentino Juan Manuel Cerundolo.
Un’eliminazione che fa rumore non solo per il valore del numero 1 del mondo – reduce da una straordinaria striscia di tre titoli consecutivi sulla terra e cinque Masters 1000 in stagione – ma per le modalità con cui è maturata: l’azzurro era saldamente al comando per 6-3, 6-2, 5-1 prima di subire un crollo verticale, atletico e mentale.
Il malore in campo e lo stop fino a Wimbledon
In conferenza stampa, il fuoriclasse altoatesino non ha cercato scuse meteorologiche, smentendo che le temperature parigine abbiano influito sulla prestazione: “Stamattina mi sono svegliato che non stavo bene. A metà del terzo set ho capito che non avevo più energie, ho sbattuto contro un muro. Mi sentivo stordito, piatto con tutto il corpo: non ricordo l’ultima volta che mi sono sentito così debole”.
Una crisi profonda che ha spinto Sinner a una gestione tattica estrema, rivelatasi poi infruttuosa: “Nel quarto set l’ho un po’ lasciato andare per provare a risparmiare forze per il quinto, ma non sono riuscito a tenere il primo game e da lì è andata in discesa. Il problema sono stato io, non il caldo”. Dietro il passaggio a vuoto, probabilmente, il conto salato di un tour de force durato due mesi e mezzo: “Ho giocato tanto e non ho dormito bene. Ora ho bisogno di una pausa per recuperare anche mentalmente: molto probabilmente non giocherò nessun torneo sull’erba prima di Wimbledon”.
Il tabù del quinto set
Se il malessere fisico descritto da Sinner giustifica ampiamente la debacle contro Cerundolo, la sconfitta fa riemergere un dato statistico che continua a far discutere analisti e appassionati: il rapporto decisamente controverso del tennista italiano con i match che si prolungano sulla lunga distanza.
L’andamento del match di Parigi certifica un trend storico ed evidenzia come il quinto set rappresenti ancora una sorta di “criptonite” per il numero 1 ATP. Numeri alla mano, Sinner ha perso quasi il 67% dei match terminati al parziale decisivo. Se nei primi tre set l’azzurro esprime un tennis devastante e ingiocabile per larghi tratti, quando la sfida si trasforma in una maratona di resistenza e logoramento – dove subentrano variabili non solo tecniche ma di gestione dello sforzo estremo – la percentuale di successo si abbassa drasticamente.
Certamente la partita contro Cerundolo fa storia a sé, condizionata da un problema organico evidente, ma il verdetto di Parigi costringe il team di Sinner a resettare i piani.
Archiviata la striscia sulla terra battuta, la priorità ora si sposta sui controlli medici e sulla preparazione atletica. L’obiettivo è presentarsi a Wimbledon con i serbatoi pieni, pronti a sfatare, se necessario, anche lo spauracchio della distanza regina dello Slam.









