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Alex Zanardi, l’uomo che ha vissuto tre vite: il pilota, il campione, il simbolo

Alex Zanardi @Sportface

Nato a Bologna nel 1966, se n’è andato a 59 anni. Dalla Formula 1 ai trionfi paralimpici in handbike, passando per due incidenti devastanti: la storia di un uomo che ha trasformato ogni caduta in una nuova partenza.

Una vita che va oltre la parola “resilienza”

Ci sono storie che rendono inutili le parole abusate. Quella di Alex Zanardi è una di queste. La sua esistenza è stata un continuo ricominciare, una sfida costante ai limiti imposti dal destino. Si è spento il 2 maggio 2026, a 59 anni, dopo aver attraversato mondi diversi — dai motori alle Paralimpiadi — lasciando un segno indelebile nello sport e non solo. Il prossimo 23 ottobre avrebbe compiuto 60 anni.

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Le origini e l’amore per i motori

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, cresciuto a Castel Maggiore, Zanardi scoprì presto la passione per la velocità. Il primo kart arrivò a 14 anni, dando il via a un percorso che lo avrebbe portato a inseguire il sogno delle corse.

La sua giovinezza fu segnata anche da un dolore profondo: la morte della sorella Cristina in un incidente stradale nel 1979. Un evento che avrebbe potuto spezzarlo, ma che non riuscì a fermare la sua voglia di andare avanti.

Il sogno della Formula 1 e il successo negli Stati Uniti

Tra il 1991 e il 1994, e poi nel 1999, Zanardi gareggiò in Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Non fu un percorso semplice, spesso condizionato da vetture poco competitive, ma il suo talento e la sua determinazione emersero con forza.

La consacrazione arrivò oltreoceano: nella CART americana vinse due titoli consecutivi, nel 1997 e nel 1998, diventando uno dei piloti più apprezzati e spettacolari del panorama internazionale.

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Dai motori alla leggenda, addio ad Alex Zanardi (@zanardiofficial) – Sportface.it

Il Lausitzring e la lotta per la vita

Il 15 settembre 2001 segnò uno spartiacque. Durante una gara al Lausitzring, in Germania, Zanardi fu coinvolto in un terribile incidente che portò all’amputazione di entrambe le gambe.

Dopo numerosi interventi chirurgici e momenti critici, riuscì a sopravvivere contro ogni previsione. Quello che sembrava un punto finale diventò invece l’inizio di un nuovo capitolo.

La rinascita: dallo sport alle Paralimpiadi

Zanardi tornò a camminare con le protesi, poi a guidare. Nel 2005 conquistò il Campionato Italiano Superturismo. Ma fu nell’handbike che trovò una seconda dimensione sportiva.

Dal debutto alla maratona di New York nel 2007 fino al trionfo del 2011 con record, il percorso fu in continua ascesa. Ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 vinse due ori e un argento. A Rio 2016 aggiunse altri due ori e un argento. In totale, quattro ori paralimpici e dodici titoli mondiali.

Il secondo incidente e la nuova battaglia

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in Toscana, un nuovo incidente cambiò ancora una volta la sua vita. Le gravi lesioni craniche e facciali lo costrinsero a un lungo percorso di recupero, affrontato con il supporto della famiglia e di un team medico.

Negli anni successivi non mancarono ulteriori difficoltà, ma Zanardi continuò a lottare con la stessa determinazione che lo aveva sempre contraddistinto.

Alex Zanardi

Dai motori alla leggenda, addio ad Alex Zanardi (@zanardiofficial) – Sportface.it

Un’eredità che va oltre lo sport

Ridurre la sua storia ai risultati sarebbe limitante. Zanardi ha trasformato la propria esperienza in un aiuto concreto per gli altri. Con l’associazione Bimbingamba ha contribuito a realizzare protesi per bambini amputati, mentre con il progetto Obiettivo 3 ha promosso l’avvicinamento allo sport per atleti con disabilità.

Tra libri, televisione e testimonianze pubbliche, ha diffuso un messaggio chiaro: i limiti esistono solo se si accettano.

Il sorriso, l’ironia, il ricordo

La sua autoironia è rimasta nella memoria di tutti. Guidando auto adattate, scherzava: «Ragazzi, ho il piede pesante». Una battuta che racconta meglio di qualsiasi discorso il suo modo di affrontare la vita.

Cinquantanove anni sono pochi per una storia così intensa. Ma Zanardi ha vissuto più vite in una sola, lasciando un esempio che continuerà a parlare anche in sua assenza.

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