Maurizio Margaglio è una delle figure più rappresentative del pattinaggio di figura italiano. Medaglia olimpica a Salt Lake City nel 2002 nella danza su ghiaccio, tre volte campione olimpionico e campione del mondo, da oltre 10 anni vive ad Helsinki, dove guida il movimento finlandese come direttore tecnico.
In occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, Margaglio si trova a vivere un’esperienza unica: tornare ai Giochi non solo da allenatore e tedoforo, ma anche da italiano che osserva un’Olimpiade “in casa” da avversario.
Un viaggio emotivo che riaccende ricordi, simbolo e riflessioni profonde sullo sport e sulla vita che ha raccontato ai taccuini dei colleghi di Tuttosport.
Le Olimpiadi vissute mille volte: da Negano a Torino
Per Margaglio, i Giochi Olimpici non sono mai un capitolo chiuso. Ogni edizione lascia un segno diverso e continua ad accompagnarlo nel tempo.
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Nagano resta il simbolo della leggerezza e della gioia pura, l’ultima edizione dell’Olimpiade vissuta con meno rigidità, fatta di condivisione e divertimento. Salt Lake City, invece, è legata a un clima completamente differente: tensione, pressione e un contesto segnato dagli eventi mondiali, dove l’obiettivo era solo uno, la medaglia.
Torino 2006 rappresenta invece la sintesi di un’intera esistenza sportiva, con cadute e risalite, emozioni estreme e un’affermazione che va oltre il risultato. Per Margaglio, quei Giochi furono una vittoria umana prima ancora che sportiva, capace di generare un affetto autentico e duraturo.
Dalla pista alla panchina
Il passaggio da atleta a tecnico ha cambiato radicalmente il modo di vivere l’Olimpiade di Margaglio. Se il pattinatore pensa alla gara, il coach lavora su un orizzonte di quattro anni, costrutto passo dopo passo un percorso complesso.
Alla guida della nazionale finlandese Margaglio ha affrontato una sfida ambiziosa: partire quasi da zero e portare un intero movimento al livello olimpico. Ma la sua filosofia va oltre l’allenamento tradizionale.
Per lui un pattinatore deve curare fisico, testa e anima, trovando equilibrio anche lontano dal ghiaccio. Durante i Giochi, però, seguirà comunque gli atleti italiani con affetto e orgoglio: avversari sul campo, ma simbolo di un’eccellenza di cui Margaglio ha fatto parte e che saprà brillare davanti al mondo.










