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Roma, l’ultimo saluto a Franco Menichelli. Minuto di silenzio nelle gare federali del weekend

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Credit Federginnastica

Grande partecipazione a Mostacciano per l’addio a uno dei simboli della ginnastica italiana. Il presidente Facci dispone un minuto di raccoglimento in tutte le competizioni federali in programma.

Una folla composta e partecipe ha riempito la navata circolare della chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo, nel quartiere Mostacciano, per l’ultimo saluto a Franco Menichelli. Parent i, amici, allieve e allievi, compagni di scuola e di società hanno voluto rendere omaggio a una figura che ha segnato profondamente la storia della ginnastica italiana.

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Accanto alla corona di fiori della Federazione Ginnastica d’Italia, l’ente che Menichelli ha contribuito a rendere ancora più grande dal dopoguerra in poi, erano presenti numerosi rappresentanti federali. A guidare la delegazione FGI il segretario generale Giandomenico Drago, affiancato dall’ex segretario Roberto Pentrella, da Cinzia Delisi, olimpica a Monaco 1972, da Cristina Casentini, vicepresidente del Comitato Tecnico mondiale di Aerobica, e da Maria Novella Pavesi, consigliere regionale.

Per il Comitato Regionale Lazio era presente anche il presidente Paolo Orlando, che, nella duplice veste di numero uno pure della Ginnastica Romana, storica società di Menichelli, ha portato il suo saluto dall’ambone laterale. Prima di lui è intervenuto il consigliere nazionale Giuseppe Raiola, che ha rivolto le condoglianze della Federazione alla moglie Gabriella Pozzuolo, alle figlie Francesca e Cristiana, ai nipoti Marco, Luca e Alice, e al fratello Giampaolo, ex calciatore professionista.

Il messaggio di vicinanza è arrivato anche dal presidente federale Andrea Facci, impegnato in Albania per la firma di un protocollo d’intesa con la federazione guidata da Leonard Lulaj, alla presenza del presidente del Comitato Olimpico albanese Fidel Ylli. Un impegno istituzionale che non ha impedito a Facci di disporre un minuto di silenzio in tutte le manifestazioni del calendario federale del weekend, in segno di rispetto e memoria.

Tra i presenti anche Roberto Carminucci, figlio di Giovanni e nipote di Pasquale, compagni di squadra di Menichelli sul podio olimpico di Roma 1960, e Arrigo Carnoli, l’allenatore che lo soccorse a Città del Messico quando, durante le qualifiche degli obbligatori, si ruppe il tendine d’Achille.

“Mi ricordo che La Press parlava di questo italiano, Menichellì, con l’accento sulla ‘i’, come il possibile dominatore di quell’edizione assieme al russo Nikolaj Andrianov, la stella nascente della scuola sovietica – ci racconta Carnoli, classe 1932 – Ovviamente il pubblico messicano, di origine latina, faceva più il tifo per noi italiani e il calore che avevamo attorno era davvero incredibile. Quell’incidente tarpò le ali dell’angelo azzurro ed io compresi subito la gravità dell’infortunio. Lui era un ragazzo semplice, modesto, con una gran voglia di far movimento, sempre vicino ai suoi ragazzi, pronto ad aiutare tutti, una gran bella persona”.

Un ritratto che restituisce l’immagine di un uomo schivo, lontano dai riflettori, capace di vivere la grandezza sportiva con naturalezza e discrezione. Professore di educazione fisica, allenatore, riferimento umano prima ancora che tecnico, Menichelli è stato ricordato come il collega, l’amico, il maestro. Non solo un ginnasta, ma il Ginnasta, una figura che ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva della ginnastica italiana.

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