A Konya il classe 2005 firma una prova maiuscola: rimonta, supera Bostock e regala all’Italia la terza medaglia continentale
Arriva la terza medaglia per l’Italia agli Europei di ciclismo su pista di Konya, ed è ancora una volta un segnale forte in chiave presente e futura. Renato Favero conquista il bronzo nell’inseguimento individuale, imponendosi nella finale per il terzo posto con una prova autoritaria, fatta di coraggio, potenza e personalità.
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Il corridore classe 2005, già protagonista con il quartetto azzurro e impegnato su strada con il team Biesse-Carrera-Premac, interpreta la sfida senza alcun timore reverenziale: parte deciso, aumenta progressivamente il ritmo e raggiunge e supera il britannico Matthew Bostock, chiudendo con uno straordinario 4’01”749. Un crono di assoluto valore, tra i migliori mai realizzati da un italiano sui 4000 metri.
Un bronzo che vale doppio
Il tempo di Favero risulta addirittura inferiore di quasi due secondi rispetto a quello fatto registrare dal russo Lev Gonov, in gara come atleta neutrale autorizzato, che ha poi conquistato l’oro superando in finale il danese Juel Robin Skivild. Un dato che certifica ulteriormente la qualità della prestazione dell’azzurro.
Per l’Italia si tratta del terzo bronzo continentale, dopo quelli già conquistati dal Team Sprint maschile e dal quartetto femminile, confermando la solidità del movimento azzurro nelle prove di endurance.
Italia protagonista anche nelle altre gare
Nella giornata di gare spazio anche allo scratch maschile, dove Francesco Lamon ha chiuso al settimo posto, in una prova combattuta e di alto livello tecnico.
Favero, presente solido e futuro azzurro
Il risultato di Konya rafforza ulteriormente la candidatura di Renato Favero come elemento centrale del nuovo corso dell’inseguimento azzurro. Il motore c’è, la testa pure. Il bronzo europeo non è solo una medaglia, ma una dichiarazione di intenti: l’Italia ha trovato un altro nome su cui costruire il futuro, con lo sguardo già rivolto ai prossimi grandi appuntamenti internazionali.









