Oggi alle 14.10 all’Arena Santa Giulia, davanti a oltre 18mila spettatori, va in scena l’ultimo atto del torneo olimpico maschile di hockey su ghiaccio: ottavo incrocio in finale tra le due grandi potenze nordamericane, con gli Stati Uniti a caccia del titolo che manca dal leggendario “Miracle on Ice” del 1980 e il Canada pronto a difendere il primato di nazione dominante. Sullo sfondo, un clima geopolitico incandescente che ha trasformato questa finale in qualcosa di molto più grande di una partita di hockey.
Una finale tra Stati Uniti e Canada nell’hockey maschile non è mai soltanto una partita. Oggi alle 14.10, davanti a oltre 18mila spettatori all’Arena Santa Giulia, l’ultimo atto dei Giochi di Milano Cortina 2026 assegna l’oro più atteso, chiudendo il programma olimpico prima della Cerimonia di chiusura. Ma la grande classica nordamericana, ottavo incrocio olimpico in finale o nella gara decisiva, va ben oltre il ghiaccio. È una rivalità antica, la più ricorrente della storia a cinque cerchi, che negli ultimi mesi ha assunto contorni geopolitici evidenti.
Segui le nostre dirette e i nostri contenuti su Sportface Tv. Per scaricare gratuitamente l’app di Sportface TV, puoi accedere al Play Store per Android e scaricare l’app Sportface. Se hai un dispositivo iOS, puoi scaricare l’app dall’App Store. L’app è disponibile anche per l’uso web tv.sportface.it
Una rivalità che ha attraversato la politica
Basta tornare a un anno esatto fa, il 21 febbraio 2025, finale del torneo 4 Nations: fischi all’inno americano, risse in stile NHL e il tweet rimasto fissato nel profilo dell’ex premier canadese Justin Trudeau — “non potete prendervi il nostro Paese e non potete prendervi il nostro gioco” — in risposta alle parole del presidente Donald Trump, che aveva definito il Canada il “51° Stato”. Stavolta le risse non sono formalmente permesse, ma il clima resta incandescente lungo il 49° parallelo.
Trump aveva ventilato l’ipotesi di volare a Milano per assistere alla finale, consapevole del peso simbolico di un eventuale successo. L’agenda a Washington lo trattiene però tra dossier di politica interna ed estera. In semifinale, contro la Slovacchia battuta 6-2, sugli spalti era presente il direttore dell’FBI Kash Patel: segnale eloquente di quanto questa partita sia sentita anche Oltreoceano.
Il peso della storia: dal Miracle on Ice a oggi
Gli americani inseguono un titolo che manca da 46 anni. Era il 22 febbraio 1980, Lake Placid: una squadra di universitari piegò la fortissima Unione Sovietica nel pieno della Guerra Fredda, in quello che è passato alla storia come il “Miracle on Ice”. Non siamo a quei livelli di tensione globale, ma la coincidenza della data — oggi è esattamente il 22 febbraio — alimenta suggestioni e orgoglio in tutto il paese.
Sul ghiaccio, i precedenti con giocatori NHL sorridono al Canada: oro nel 2002 a Salt Lake City con un netto 5-2 e nel 2010 a Vancouver con il golden goal di Sidney Crosby ai supplementari per il 3-2 finale. L’ultima finale olimpica maschile tra le due potenze risale proprio a Vancouver; nel torneo femminile appena concluso a Milano Cortina, invece, l’oro è andato agli Stati Uniti, sempre contro il Canada, per 2-1.

Team Usa exults during the Winter Olympic Games, Milano Cortina 2026, at the Milano Santagiulia IHO Arena, on February 20, 2026 in Milano, Italy
Canada favorito, ma gli USA hanno le stelle
Sulla carta parte favorito il Canada, a caccia del decimo oro olimpico e del ritorno sul gradino più alto dopo il trionfo di Sochi 2014. Il CT Jon Cooper ritrova i suoi campioni NHL dopo dodici anni di assenza olimpica: “Alcuni di questi ragazzi erano in fasce a Sochi 2014”, ha dichiarato alla vigilia. Resta in dubbio Sidney Crosby, che ha saltato la semifinale contro la Finlandia; sicuro assente invece il difensore Josh Morrissey.
Gli Stati Uniti rispondono con una rosa stellare guidata da Auston Matthews, il più pagato in campo con 13,25 milioni di dollari l’anno, davanti ai canadesi Connor McDavid (12,5 milioni) e Nathan MacKinnon (12,6 milioni). Sommando gli ingaggi delle due rose si arriva a 393 milioni di dollari: talento e potenza economica concentrati in sessanta minuti. “È un privilegio competere per l’oro, non un peso”, ha dichiarato il CT americano Mike Sullivan. “Questa squadra ha già motivazioni sufficienti.”
Il cammino verso la finale
In semifinale il Canada ha superato la Finlandia 3-2 in rimonta, dimostrando carattere nei momenti decisivi. Gli Stati Uniti hanno invece dominato la Slovacchia con un netto 6-2, mostrando una profondità di roster impressionante. Ora resta l’ultima sfida, la più attesa. Sport, storia e politica si intrecciano in una finale che vale un oro ma pesa molto di più.









