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Olimpiadi 2026 Milano-Cortina

Olimpiadi, Dominik Paris vuole sfatare il tabù medaglia

Paris (1)
Paris

Paris pronto al debutto a Milano-Cortina per sfatare il suo personale tabù con le medaglie olimpiche. E’ vero, la caviglia sinistra è gonfia da più di due mesi, ma Dominik sta fingendo di non accorgersene.

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Milano-Cortina, Paris è pronto: «Ho la voglia di un bambino»

Il sorriso è quello di sempre e c’è quella luce negli occhi che dice una cosa sola: Domme ha voglia. Voglia vera. L’atleta azzurro ha parlato del suo momento nel corso di un’intervista concessa a Tuttosport.

La voglia della sua quinta Olimpiade, ma soprattutto della prima medaglia a cinque cerchi, dopo le tante, troppe volte a ridosso del podio.

Oggi, con la prima prova cronometrata sulla Stelvio di Bormio, comincia la sua avventura olimpica. Paris arriva rilanciato dal podio di domenica a Crans-Montana e con una missione chiara: sfatare il tabù della medaglia di legno che lo accompagna da PyeongChang 2018, fino al sesto posto di Pechino 2022, quando si era davvero chiesto se valesse la pena continuare. «Speriamo che cambi, è arrivata l’ora, no?», dice oggi, con mezzo sorriso.

A 36 anni, 24 vittorie in Coppa del Mondo, Paris non ha bisogno di dimostrare nulla. Eppure sente che manca ancora qualcosa. «Certo che volevo di più, la vittoria manca. Dopo un po’ diventa pesante aspettare, ma intanto sul podio ci siamo risaliti». Il resto, dice, può arrivare.

Bormio è il suo terreno di caccia: sette vittorie sulla Stelvio, più che sulla Streif di Kitzbühel. «È una pista diversa da tutte le altre. Richiede tutto. Soprattutto tutto il coraggio che hai dentro», spiega.

È forse per questo che la Stelvio gli somiglia così tanto. Da fuori Paris sembra tranquillo, quasi silenzioso. Dentro, però, è un’altra storia. «In gara mi trasformo, divento un altro. È la voglia che ti spinge: quella che avevi da bambino, quando non accettavi di arrivare dietro. Crescendo diventa una sfida con te stesso». Non solo contro il cronometro: «Quello lo guardi solo all’arrivo. Durante la discesa la battaglia è tutta dentro di te».

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Olimpiadi, Dominik Paris vuole sfatare il tabù medaglia

In quindici anni di carriera, Paris ha attraversato ere diverse «Mi fate sentire vecchio», ride. Anche perché la discesa, nel frattempo, è cambiata. «È diventata più facile. Le piste sono più lisce».

E allora la differenza va cercata altrove. Nei dettagli, nella conoscenza della pista, come Bormio. «So quali sono i due o tre passaggi chiave: la parte alta, la Carcentina e l’ultimo pezzo. Lì devi fare la gara».

Paris, la sfida con Franzoni

Uno sguardo lo dedica anche al presente e al futuro della squadra azzurra. Giovanni Franzoni è il nome che ricorre più spesso. «È forte. Ha trovato l’equilibrio giusto tra attacco e fluidità. Dopo Wengen ha fatto un clic importante».

E aggiunge, senza filtri: «Vederlo davanti mi fa girare le palle. Ma è una bella sveglia: ti costringe a spingere di più». Non solo lui: «I suoi risultati danno fiducia ai giovani. Se ce l’ha fatta lui, possono farcela anche loro».

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