L’abito fa l’allenatore. E nel caso di Benoit Richaud, fa anche il giro del mondo. Una giacca per la Francia, una per la Georgia, una per il Canada… tutto in pochi minuti.
Non è moda, è multitasking olimpico: aveva due atleti in pista consecutivi e ogni giacca raccontava una storia diversa.
Richaud, 38 anni, allena 16 pattinatori di 13 nazioni diverse alle Olimpiadi invernali. Martedì sera, sette di loro gareggiavano nel programma corto maschile: seguire questa brigata multicolore ha significato cambiare giacca come un metronomo, correndo tra colori e stemmi come se fosse un cambio di scena in un musical.
Con Max Naumov, secondo in programma, è stato relativamente semplice. Con il francese Adam Siao Him Fa e il georgiano Nika Egadze, invece, è stata una vera gara contro il tempo: giacca francese, giacca georgiana, corsa disperata… e quindici minuti dopo la canadese per Gogolev.
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“Sono sempre io, ho solo cambiato giacca”, scherza Richaud, che potrebbe tranquillamente aprire un servizio di sartoria olimpica.
“È impegnativo, soprattutto quando gli atleti sono uno dopo l’altro. Di solito indosso sempre il nero, così mi prendono meno in giro… ma per le giacche c’è sempre un manager pronto a consegnarmele”, racconta.
Il perché del suo successo? Nel 2024 è stato nominato Miglior Coreografo di Pattinaggio Artistico e nel 2025 selezionato di nuovo. Dei cinque finalisti maschili di domenica, due portano la sua firma.
Del resto, Richaud sa destreggiarsi tra bandiere, paillettes e cronometri… e a quanto pare, anche tra giacche di ogni colore.









