Tokyo 2020, volley femminile: la Serbia spazza via le speranze di medaglia dell’Italia

L'Italia del volley a Tokyo 2020 - Foto Ferraro/GMT

L’Italvolley femminile sbatte contro i propri demoni: la ‘bestia nera’ Serbia e il tabù di una medaglia olimpica. Si ferma ai quarti di finale l’avventura delle azzurre a Tokyo 2020, mai realmente in partita e sconfitte per 3-0 (25-21, 25-14, 25-21). Ha funzionato davvero poco nel sestetto italiano, serata storta anche per Paola Egonu, nettamente battuta nel personale testa a testa con la letale Boskovic.

PRIMO SET – Mazzanti sceglie Pietrini al posto della capitana Sylla, le azzurre partono bene e rispondono colpo su colpo alla Serbia. Un paio di muri di Danesi (uno dei quali di faccia) regala il 5-5, poi un break di quattro punti che vale il 17-15 ma la chance sprecata con una mancata comunicazione dà il via alla rimonta delle avversarie. Egonu viene murata o non trova le misure sulla diagonale stretta, inutili i due time-out del ct nel giro di un paio di punti: il primo set è di marca serba, con il 25-21 di Rasic.

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SECONDO SET – La spirale negativa per il sestetto azzurro prosegue nel secondo parziale, iniziato in salita sul 2-8. Con un moto d’orgoglio l’Italia rientra sino al -2 (7-9) con il primo tempo di Danesi, ma manca in cattiveria in un paio di palloni che avrebbero portato un nuovo importante break. Passato l’ultimo treno, la resistenza di Egonu e compagne si scioglie completamente pur con l’ingresso di Sylla, Orro e Chirichella: tra errori in attacco, al servizio e in ricezione, la Serbia passeggia sino al 25-14.

TERZO SET – La Serbia è totalmente padrona del campo che può concedersi anche metà set di respiro. Le azzurre provano a riconquistare fiducia e comandano sino al 13-9, poi un nuovo black-out: sei punti consecutivi per la Serbia, che capovolge lo score e si invola verso la semifinale, sorretta dalle solite certezze con Boskovic (22 punti) e Rasic (10).

L’autore: /

Classe 1992, studente di Giurisprudenza e diplomato al Conservatorio con il sogno del giornalismo. Amo lo sport a 360°, anche perché il mio paesino da 17.000 abitanti ha cresciuto un calciatore di Serie A e della nazionale come Legrottaglie, una medaglia olimpica di volley come Mastrangelo, e l'ormai certezza della marcia Palmisano. E poi ci sono io, mancato numero 1 Atp, cui rimedio sproloquiando come redattore anche su Tennis World Italia