Il Gran Premio del Giappone evoca per la Ferrari ricordi enormi, ma anche un digiuno che ormai dura da oltre vent’anni. l’ultima affermazione del Cavallino a Suzuka risale infatti al 2004, quando Michael Schumacher chiuse nel migliore dei modi una delle stagioni più dominanti della storia della Formula 1.
Da allora, la pista Giappone è rimasta affascinante e simbolica, ma non più davvero amica della Rossa. Eppure Suzuka, in passato, era stata spesso teatro di giornate speciali per Maranello: qui la Ferrari ha vinto nel 1987 con Gerhard Berger e poi ha costruito una parte fondamentale della propria era d’oro tra le fine degli anni Novanta e i primi 2000. Proprio per questo il dato fa ancora più rumore.
Gli anni d’oro di Schumacher e il dominio rosso
La fase più felice del rapporto tra Ferrari e Suzuka coincide naturalmente con l’epoca di Michael Schumacher. Il tedesco vinse in Giappone nel 1997 e poi ancora nel 2000, 2001, 2002 e 2004, mentre nel 2003 fu Rubens Barrichello a completare il dominio rosso sul circuito nipponico.
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In particolare, il successo del 2000 ebbe un valore immenso, perché segnò il ritorno della Ferrari al titolo piloti, un’attesa che durava da ventuno anni. Nei primi anni Duemila, Suzuka sembrava quasi una roccaforte ferrarista, un luogo in cui velocità, affidabilità e freddezza facevano spesso la differenza. Anche per questo il 2004 è rimasto impresso come l’ultima tappa di una lunga serie vincente, quasi il punto finale di un’epoca irripetibile per continuità e superiorità tecnica.
Dal 2005 in poi solo occasioni perdute
Dopo l’ultima vittoria nel 2004, però il copione è cambiato radicalmente. Suzuka ha continuato a essere un appuntamento di peso nel calendario, ma per la Ferrari i è trasformata in una gara piena di rimpianti. Emblematico resta il 2006, quando Schumacher sembrava lanciato verso il successo prima del clamoroso cedimento del motore, episodio che finì per favorire Fernando Alonso nella corsa al titolo.
Da lì in avanti, il Giappone ha premiato altre squadre e altri cicli vincenti: Red Bull, McLaren e Mercedes hanno saputo imporsi in un tracciato che, nel frattempo, è diventato uno dei simboli moderni della difficoltà ferrarista nel trasformare la tradizione in risultati concreti.










