La crisi di risultati a Maranello riaccende il dibattito sulla dirigenza sportiva e sul futuro di Vasseur, sempre più in bilico. Tra carenze in pista, e non solo, e astinenza da podio, una sola scelta appare sensata.
Vasseur nel mirino: il problema politico della Ferrari
In Formula 1 le gare non si vincono solo sull’asfalto, ma anche nelle stanze del potere. Da decenni la squadra di Maranello paga una palese debolezza politica, piegandosi a direttive tecniche che favoriscono sempre e solo i rivali.
Le prove sono tante: dai fatti del 2018 al patto del 2020, fino alle normative per il 2026, con un motore (quello Mercedes) palesemente irregolare e con la soluzione Ferrari, di un turbo compatto per avere un vantaggio in partenza, annulla da Toto Wolff in nome “della sicurezza”.
Insomma, soluzioni valide vengono bandite, mentre altre squadre ottengono vantaggi diretti, come i 5 secondi extra in griglia concessi ai motorizzati Mercedes per un problema al loro motore.
In un quadro così complesso, il lavoro di Frederic Vasseur è sotto accusa. Per gran parte dell’ambiente la sua gestione è semplicemente indifendibile. Pur avendo a disposizione fondi e risorse enormi, la Ferrari ha fatto male negli ultimi 4 anni, ed almeno in questa stagione il titolo resta irraggiungibile.
Qualcuno tenta di giustificarlo tirando in ballo un clima interno difficile, ma il confronto con il passato è spietato. A differenza di annate perse sul filo di lana, anche quest’anno il ritardo in classifica sarà siderale. Senza grandi risultati in curriculum, il manager francese resta al riparo dalle critiche solo grazie a un direttivo poco propenso ad alzare la voce.
L’opzione Horner e la frenata di Stefano Domenicali
Per risolvere l’ormai ventennale problema Ferrari, prende quota l‘ipotesi Christian Horner. Il dirigente inglese ex Red Bull ha il cinismo e l’esperienza per combattere ai tavoli regolamentari, ponendosi come reale alternativa allo strapotere Mercedes.
Saper fare lobby serve per vincere e lui conosce bene il mestiere. Sulle recenti voci di mercato è intervenuto Stefano Domenicali. Il manager di F1 ed ex TP di Ferrari ha provato a spegnere i facili entusiasmi, sottolineando come azzerare tutto ogni volta porti solo danni. “È un momento in cui i risultati non sono quelli che si aspetta”, ha ammesso Domenicali. Per l’ex dirigente della scuderia emiliana le speculazioni fanno male al gruppo: “Bisogna rimanere forti, uniti ed evitare soluzioni fantasiose che rischiano di portare fuori strada e far accumulare ulteriore ritardo”.
Dunque, Domenicali non auspica rivoluzioni repentine. La via di uscita passa dalla stabilità. “Più c’è tempesta e più bisogna che il comandante mantenga la barra dritta”, ha spiegato, invitando Vasseur a tenere saldo il timone.
Certo, forse Horner non sarà simpatico a tutti e facile da gestire, anche per il Circus, ma non è forse arrivato il momento in Ferrari, dopo i più accondiscendenti Binotto e Vasseur, di aver un leader che sappia anche alzare la voce quando serve?










