Andrea Kimi Antonelli domina il campionato 2026 con 6 vittorie e 6 pole position. Il pilota italiano ha costruito il suo primo posto nel Mondiale grazie a una guida estremamente aggressiva che sfrutta le caratteristiche delle nuove vetture, meglio dei rivali, anche di Russell.
Addio all’effetto suolo: perché le monoposto attuali esigono l’attacco
Antonelli domina in F1, non è solo la Mercedes. E’ vero, il pilota italiano ha probabilmente a disposizione la miglior macchina del Circus. Anzi, precisiamo, Kimi ha sicuramente il miglior motore (tra endotermico ed elettrico), ma non è chiaro se sia l’auto più efficiente dal punto di vista aerodinamico. Ma non è solo il motore il suo segreto.
Ma allora cosa si cela dietro i suoi successi? Il passaggio ai regolamenti 2026 ha introdotto pneumatici ancora più stretti per limitare la resistenza aerodinamica, complicando enormemente la complessa fase combinata di frenata e sterzata. Rispetto al precedente ciclo tecnico, dove le auto a effetto suolo premiavano uno stile di guida morbido e progressivo come quello di George Russell, la situazione attuale appare capovolta. La ridotta impronta a terra delle gomme genera transizioni di aderenza improvvise e un retrotreno instabile, ma maggiormente prevedibile. In questo scenario tecnico, ricercare la fluidità di guida non produce riscontri utili sul cronometro. Per registrare tempi competitivi, le macchine attuali obbligano i piloti ad attaccare costantemente la pista. Come analizzato dai tecnici, cercare ingressi puliti per privilegiare l’uscita di curva si è rivelata una strategia inefficace. Antonelli ha subito compreso questa dinamica, imponendo un divario netto sui rivali in gare con scarsa aderenza come Monaco e Canada, proprio perché ha smesso di assecondare l’auto e ha iniziato a forzarne il bilanciamento.
Il colpo di sterzo: la tecnica di Kimi per accorciare le curve
Il vero punto di forza dell’italiano risiede nella manipolazione del raggio di curva. Antonelli ritarda l’inserimento fino all’ultimo istante, applicando un colpo di volante rapido e deciso, spigolando le curve in gergo.
Questa violenta azione meccanica satura volontariamente l’asse anteriore, inducendo la vettura a scivolare per un istante. L’effetto di questa manovra è la completa stabilizzazione del posteriore, che permette al leader del mondiale di completare la rotazione in spazi ridottissimi. È una tecnica che esalta il controllo alle basse e medie velocità, palesatasi in modo evidente a Spa-Francorchamps tra la curva 1 e l’ultima chicane. Ovviamente, un simile approccio comporta stress elevati per le mescole.
Una tecnica che non sempre ha dato i suoi frutti. A Barcellona, per esempio, le alte temperature hanno consumato rapidamente le coperture posteriori dell’italiano già nei giri di qualifica. Stesso dicasi su tracciati composti da pieghe lunghe e veloci, come Silverstone, dove Antonelli ha adattato i suoi input al volante per salvaguardare la gomma.
Però, secondo la nostra analisi, in barba a questi compromessi mirati, l’aggressività di base resta la vera chiave del suo netto vantaggio in pista.
La domanda però è lecita. Come mai solo Kimi lavora in questo modo, non possono adottare lo stesso stile di guida anche gli altri piloti?
Certo, potrebbero farlo. Ma va ricordato che la differenza in F1 tra un campione del Mondo e l’ultimo della griglia, non è poi così ampia. Si tratta di veri dettagli e, qualche volta, anche il più minuscolo ed insignificante dettaglio, come la singola sensibilità, può fare la differenza.
Immaginate di essere come sulla griglia di partenza, in quel frangente anche un millesimo di secondo di riflesso può dividere la gloria dal disastro, per tutti i 22 in gara. Così come lo stesso millesimo di secondo anticipato, potrebbe far compiere una falsa partenza.
Insomma, siamo tra i migliori al mondo e anche solo una piccola “attitudine” può decidere una gara, se non un Mondiale piloti e non solo.










