La grande collaborazione tra Valentino Rossi e Ducati Lenovo potrebbe finire qui. Non si è risparmiato, sui risultati in pista.
Parlare di un monopolio di Ducati in MotoGP in questi anni è sicuramente corretto: anche avendo perso Pramac per l’affare Marc Marquez infatti la squadra italiana controlla – nella misura in cui fornisce loro le motociclette con cui correre – la bellezza di 6 team totali sulla griglia, superando altamente quelli gestiti da Aprilia, KTM, Yamaha e Honda. Certo, anche l’addio di Suzuki negli anni passati ha aiutato a mettere su questo domino. Ma non è questo il punto focale.
Ducati ha fatto un grande colpo dal punto di vista di marketing assicurandosi che anche il team VR46 gestito dall’ex pilota e 9 volte campione di motociclismo Valentino Rossi corra su motociclette fornite dalla Ducati. Le due squadre hanno un ottimo storico: dal mentore Rossi è nata la carriera di Pecco Bagnaia mentre lo stesso team satellite quest’anno ha fornito la GP24 su cui l’atleta italiano ha potuto effettuare dei test fondamentali per vincere al Motegi Ring.
A preoccupare in ottica futura, però, c’è un dettaglio evidenziato dal dirigente Davide Tardozzi che ha parlato molto chiaramente di quali siano le aspettative su VR46 e del fatto che non basta avere Rossi come uomo copertina per assicurarsi di rimanere nell’orbita di Ducati. Infatti, se queste parole avranno l’effetto sbagliato, possiamo anche pensare ad un divorzio tra le parti.
Tardozzi contro Rossi, risultati troppo altalenanti
Dal punto di vista teorico, non è che il 2025 sia andato così male per VR46, in grado di piazzare Fabio Di Giannantonio e Franco Morbidelli rispettivamente al sesto e settimo posto della Classifica Piloti finale, facendo di VR46 il terzo miglior team di Ducati dopo quello principale sponsorizzato da Lenovo e Ducati Gresini, in grado di sfruttare l’annata divina di Alex Marquez in ogni caso.
I risultati però non sembrano aver impressionato il Numero Uno di Ducati Davide Tardozzi che a MotoGP.com ha dichiarato di non essere perfettamente soddisfatto delle prestazioni dei due piloti italiani: “Ci importa di loro e ci dimostrano quanto sono professionali. Ma per qualche motivo, Franky e Diggia non si comportano nel modo giusto durante la stagione”, afferma il manager.
“Hanno alti e bassi, e questo non dà alla squadra ciò che merita perché, ancora una volta, la squadra ha lavorato molto bene”, conclude la dichiarazione il dirigente. Parole edulcorate che nascondono un concetto molto chiaro: o si lavora meglio, o si va a casa. Nel 2026, il contratto per i due piloti scade e c’è letteralmente la fila per entrare in VR46, da Acosta a Quartararo fino a Marini. Bisogna però vedere come Rossi prenderà questa vera e propria bacchettata.










