La bandiera rossa è arrivata quasi subito, nel silenzio improvviso che chi segue le road races conosce troppo bene. Alla North West 200, una delle gare più dure e veloci del motociclismo su strada, qualcosa sarebbe andato storto durante la sessione di qualifiche della categoria Superbike, in un tratto dove le moto passano a velocità altissime e il margine d’errore praticamente non esiste.
I commissari hanno fermato immediatamente la sessione, mentre i soccorsi raggiungevano la zona di Station Corner, uno dei punti più rapidi dell’intero circuito nordirlandese. Per diversi minuti non sono arrivate informazioni precise, soltanto la sensazione pesante che si respira in questi casi, quella che nei paddock nessuno vuole nominare apertamente.
A perdere la vita è stato Kamil Holan, pilota ceco di 48 anni, volto molto conosciuto nel mondo delle road races europee. Il suo team, Hefty74, ha comunicato la notizia ricordandolo come un uomo che viveva per il motociclismo, oltre che come una figura storica delle corse su strada.
Morte Holan, percorso sotto accusa
Chi guarda il Motomondiale spesso fatica a capire cosa siano davvero gare come la North West 200 o il Tourist Trophy dell’Isola di Man. Qui non ci sono vie di fuga enormi, asfalto perfetto e protezioni moderne ovunque. Si corre tra marciapiedi, muri, pali, case, curve velocissime aperte sulle strade normali che durante l’anno vengono attraversate dalle auto.
Ed è anche per questo che ogni incidente pesa in modo diverso.
Holan non era un pilota improvvisato. Aveva corso all’Ulster GP, alla Daytona 200, a Macau. Gente così conosce il rischio meglio di chiunque altro, ma continua comunque a correre.
La North West 200 non registrava una morte da dieci anni. Eppure il fascino di queste gare continua a resistere, quasi in modo inspiegabile, dentro una parte del motociclismo che non vuole rinunciare alla sua natura più estrema.









