Tokyo 2020, il bilancio di Malagò: “Italia da record e a Parigi possiamo far meglio”

Giovanni Malagò Giovanni Malagò - Foto Mezzelani/GMT

Abbiamo vinto 40 medaglie e sono sincero: ero convinto che saremmo arrivati a 39. Le mie previsioni già ottimistiche sono state migliorate. E per la prima volta nella storia l’Italia ha conquistato almeno una medaglia in ognuno dei giorni di gara: un record che nessuno potrà battere ma solo eguagliare“. Giovanni Malagò saluta Tokyo con soddisfazione e orgoglio. La trionfale spedizione dell’Italia Team, partita con il record dei qualificati, ben 384, si è chiusa con un’infinita serie di primati: dal numero complessivo delle medaglie ai 20 bronzi, dalla continuità nelle vittorie ricordata dal presidente del Coni al numero di discipline in zona podio, ben 19. “Abbiamo vinto 12 medaglie in più rispetto a Rio, una crescita del 43% – ha sottolineato Malagò nella conferenza stampa di chiusura a Casa Italia – Ringrazio Carlo Mornati e la preparazione olimpica: il suo gruppo ha fatto un lavoro straordinario, un impegno che ha reso particolarmente felice la nostra spedizione“.

E’ un’Italia multietnica e super integrata – ha proseguito con soddisfazione il presidente del Coni – Abbiamo portato per la prima volta ai Giochi atleti provenienti da tutte le regioni e province autonome italiane e abbiamo portato atleti nati in tutti e cinque i continenti. L’età media degli atleti che hanno vinto l’oro è 26.33, leggermente più alta rispetto a Rio 2016 ma bisogna contare anche lo slittamento dei Giochi di un anno e comunque resta la cifra più bassa degli ultimi 25 anni. L’età media dei medagliati è invece 26.84, in calo rispetto alle ultime edizioni. E in questo contesto bisogna contare anche la concorrenza: a Tokyo 93 nazioni su 205 sono salite sul podio e 65 hanno conquistato almeno un oro, a Rio 2016 i paesi a medaglia furono 87 con 59 capaci di vincere almeno una gara“. Nel ricordare i trionfi azzurri, Malagò ha voluto mandare un abbraccio a Bruno Rosetti, “ancora positivo al Covid-19 e chiuso in una stanza di pochissimi metri quadrati, emblema di tutta l’emergenza e l’aticipità di questa Olimpiade. Non so se siamo stati fortunati che sia successo solo a lui“, ha ammesso il numero uno dello sport italiano annunciando poi il ritorno al Quirinale, dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per la consegna della bandiera, prevista per il 23 settembre alle ore 18. “Anche il presidente Draghi vuole incontrarci e stiamo verificando la possibilità di una light dinner la sera stessa del 23 settembre“.

Stamattina il presidente Bach ha riportato tutti alla situazione in cui eravamo pochissime ore prima della partenza di questa avventura olimpica – ha continuato Malagò tracciando un bilancio dei Giochi giapponesi – Sapete quanto scetticismo, quante preoccupazioni, quanti dubbi e quanti rischi si sono corsi. Ma questa è una scommessa clamorosamente vinta dal Cio insieme al comitato organizzatore e al governo nipponico“. In conclusione il presidente del Coni ha guardato al futuro. “Per Parigi 2024 bisogna prepararsi bene, non è impossibile ripetere questo risultato. Siamo in condizione di poterlo fare ma ora dobbiamo occuparci solo di sport. Non possiamo più disperdere energie e tempo su altre questioni, non è giusto – ha avvertito Malagò – Al ritorno è già prevista tutta una serie di incontri e richieste per fare il punto della situazione. Abbiamo a livello internazionale una considerazione e una credibilità che tutti ci invidiano e dobbiamo fare di tutto per non disperderla“.

Dal punto di vista sportivo, il presidente del Coni ha ricordato come la prossima edizione dei Giochi estivi sia particolarmente vicina, appena tre anni. “Ci sono discipline che già nel 2022 hanno programmato il Mondiale di qualificazione, come per gli olimpionici della vela Tita-Banti che hanno una gara fondamentale già la prossima estate – ha osservato Malagò – A Parigi non ci sarà il karate, disciplina in cui abbiamo vinto due medaglie, ed entrerà invece la break dance. Questo elemento non ci aiuterà. E poi va considerato che la Francia, qualificata di diritto, toglierà dei posti alle altre squadre europee. Possiamo comunque ripetere il record di Tokyo, ma se vinci 40 medaglie devi avere tra 60 e 80 atleti da podio nella prossima edizione“.

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Nato il 25 giugno 1982, pochi giorni dopo ho deciso di fare il giornalista sportivo guardando la finale di Wimbledon tra Connors e McEnroe e il terzo trionfo Mondiale dell'Italia. Professionista dal 2010, ho lavorato per la Gazzetta dello Sport, Il Tempo e l'agenzia di stampa Italpress. Amo tutti gli sport, soprattutto i più strani