Nonostante lo smacco di Red Bull sia arrivato come uno shock a bookmaker e tifosi c’era un nuovo che sapeva tutto in anticipo. Christian Horner non ha fatto nulla per impedirlo.
Probabilmente non sono molti gli sportivi che definirebbero un secondo posto finale come un “insuccesso”. Se però si parla di Formula 1, sport emblema della competizione più spietata per definizione, non è difficile comprendere perché Max Verstappen non sia per nulla felice di essere arrivato alle spalle di un altro pilota come Lando Norris. Pensare che aveva iniziato una rimonta incredibile, a fine stagione.
L’atleta olandese ha fatto tutto quello che era in suo potere per provare a vincere. Lo stesso non si può dire per la squadra che, agli occhi di molti esperti di questo sport, sta cadendo a pezzi un tassello dopo l’altro. Adrian Newey, Helmut Marko, Christian Horner, ormai nessuno dei dirigenti di spessore che hanno dato vita ad un ciclo vincente durato circa 10 anni è più in Red Bull.
A metà stagione poi, ci sono stati evidentemente molti problemi dietro la serranda del box del team di Milton-Keynes che sono culminati con la cacciata – ancora ufficialmente inspiegabile – proprio del Team Principal Horner. Forse, l’esperto dirigente si era accorto di un problema che la squadra ha preferito ignorare finché non è stato impossibile da gestire.
Lawson e Tsunoda, tutto finito. Horner sapeva
A gravare molto sulle speranze di Verstappen di vincere il titolo c’è stata una staffetta molto sfortunata in pista nel tentativo di trovare un compagno di squadra competitivo. Non è facile fare da spalla a Max, lo sa bene Sergio Perez che ha quasi lasciato la F1 dopo la scorsa stagione. Eppure, Yuki Tsunoda e Liam Lawson – suo possibile rimpiazzo nel 2025 – sono riusciti nell’impresa di correre come piloti di un team di F2, quest’anno. Come è possibile che non sia stato fatto niente?
Avere un compagno di squadra che arriva 17esimo non aiuta per nulla un pilota a vincere il titolo. Al podcast Oso Traca proprio l’ex Red Bull ed ora pilota di Cadillac Sergio Perez ha svelato qualche retroscena: “Nel team c’era un ambiente teso. Si lamentavano di tutto, se uno era più veloce si creavano tensioni. Io ho approfittato di tutto per trarne vantaggi, invece di lamentarmi”, ricorda in merito alla sua ultima esperienza con la tuta con i tori rossi.
E Horner cosa c’entra? “Ricordo la nostra ultima conversazione. Gli chiesi ‘cosa farai quando non funzionerà con Lawson?’ e lui rispose ‘c’è Yuki'”, ma alla domanda provocatoria di Perez su cosa avrebbe fatto se Tsunoda avesse deluso allo stesso modo, il TP non avrebbe saputo rispondere. Il problema sarebbe – per il messicano – un progetto calzato su misura per Verstappen.
“Horner mi disse che avremmo corso con due vetture per rispettare il regolamento ma che il progetto era studiato per Max, il loro talento. Essere il secondo pilota di Max è difficile, ma essere il secondo pilota di Max in Red Bull è il lavoro peggiore della Formula 1″, la conclusione delle rivelazioni del pilota. Isack Hadjar non è ancora partito con il suo nuovo incarico che pare già doversi terrorizzare, sentendo queste nuove dichiarazioni.










