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Editoriali

Juan Jesus, la scelta di restare: quando Napoli diventa casa

Juan Jesus Napoli
Juan Jesus of SSC Napoli rejoices after scoring a goal of 3-0 during the Soccer Italian Cup Freccia Rossa between SSC Napoli vs Palermo FC at Diego Armando Maradona Stadium

L’Editoriale del direttore

Non solo trofei e presenze: la storia di Juan Jesus racconta un legame profondo con Napoli, fatto di appartenenza, rispetto e scelte controcorrente.

Ci sono calciatori che passano, e poi ci sono uomini che restano. Juan Jesus appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In un calcio sempre più frenetico, dove le scelte sembrano dettate solo da contratti e opportunità, lui ha scelto qualcosa di diverso, ha scelto Napoli.

Ha scelto di restare, di continuare a sentirsi parte di una storia che va oltre il campo, oltre i novanta minuti.
Arrivato in Italia giovanissimo, cresciuto tra Inter e Roma, Juan Jesus ha attraversato stagioni complesse, momenti difficili, critiche e risalite.

Ma è all’ombra del Vesuvio che ha trovato la sua identità definitiva. Non servono proclami, a Napoli servono presenza, rispetto, sacrificio. E lui li ha messi tutti. Fino a diventare uno di famiglia.
C’è un dato che vale più di mille parole, i suoi titoli italiani sono solo azzurri. Due Scudetti vinti con il Napoli e l’ultima Supercoppa Italiana.
Non altrove, non prima. Con il Napoli, e basta. Perché certe vittorie arrivano solo quando scegli di restare dentro una storia, anche quando il tuo nome non è sempre tra i primi undici.

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Eppure, la sua carriera parla anche di un oro mondiale con il Brasile Under 20 nel 2011e un argento olimpico nel 2012 con la Seleção.
Medaglie importanti, certo. Ma è qui che ha vissuto le vittorie più sentite. Quelle che ti fanno entrare nella memoria collettiva di una città.

A Napoli non si chiede di essere nati qui, ma di sentirsi napoletani. Lui lo è diventato sul campo e fuori.
Nel 2024, inoltre, Juan Jesus ha ottenuto la cittadinanza italiana cosa che gli potrebbe aprire un posto in nazionale, ipotesi però remotissima.

A Napoli ha trovato una dimensione nuova, quella dell’equilibrio, del rispetto, della maturità.
Non sempre protagonista sotto i riflettori, ma sempre presente quando serviva. Sempre affidabile, sempre pronto.
Nel Napoli non è stato solo un difensore. È stato una voce nello spogliatoio, una guida silenziosa, un uomo capace di accettare il proprio ruolo senza mai smettere di dare tutto. In un gruppo che ha scritto la storia, Juan Jesus c’era. Magari in punta di piedi, ma con il cuore pieno. E quando sarebbe stato facile voltare pagina, cercare un’altra maglia, un’altra città, ha scelto di rimanere. Perché Napoli non è solo una squadra è un legame.

È una dichiarazione d’amore. Juan Jesus lo ha fatto senza proclami, senza slogan. Lo ha fatto come ha sempre giocato, con dignità, con professionalità, con un senso profondo di appartenenza.
Perché ci sono vittorie che non finiscono in bacheca, ma restano impresse nella memoria di una città.

Perché qui le bandiere non si annunciano si conquistano. E Juan Jesus, restando, ha dimostrato che il Napoli non è solo una tappa. È appartenenza. È scelta. È casa.

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