Con quasi 50.000 metri di dislivello e ben sette arrivi in salita, il Giro d’Italia 2026 non è una corsa per cuori deboli. È un’edizione disegnata per chi ha il baricentro basso, il respiro profondo e la capacità di danzare sui pedali quando l’ossigeno scarseggia.
Se la cronometro di Massa darà una prima forma alla classifica, saranno le pendenze brutali del Blockhaus, di Pila e del Piancavallo a eleggere il re, gli scalatori puri saranno i veri padroni della scena, soprattutto nella terza settimana.
Ecco l’analisi dei veri protagonisti attesi dove l’aria si fa rarefatta.
Il cannibale delle vette: Jonas Vingegaard
Inutile girarci intorno: quando la strada sale sopra il 10% per chilometri, il riferimento mondiale è lui. Il danese della Visma-Lease a Bike approda al Giro con un unico scopo: dimostrare che le sue gambe non temono i passi appenninici né le leggendarie cime dolomitiche. La sua capacità di produrre sforzi massimali ripetuti lo rende il favorito numero uno per tappe come quella di Pila (Tappa 14), dove i 4.400 metri di dislivello in soli 133 km sembrano scritti apposta per le sue caratteristiche di scalatore puro.
La speranza azzurra: Giulio Pellizzari
L’Italia ha trovato il suo scalatore moderno. Giulio Pellizzari (Red Bull – Bora – Hansgrohe), dopo aver incantato al Tour of the Alps, affronta il Giro con i gradi di co-capitano. Il giovane talento marchigiano ha la dote rara di saper cambiare ritmo anche sulle pendenze più aspre. In coppia con un ex vincitore come Jai Hindley, Pellizzari rappresenta la mina vagante: se riuscirà a limitare i danni a cronometro, nelle tappe friulane finali potrebbe tentare l’impresa della vita.
Il ritorno del Condor: Egan Bernal
Vederlo salire con il suo stile fluido è un piacere per gli esteti del ciclismo. Egan Bernal (Netcompany Ineos) sembra aver finalmente scacciato i fantasmi dell’incidente del 2022. Lo scalatore colombiano è un “animale da altitudine”: più si sale sopra i 2.000 metri, più il suo motore sembra girare meglio degli altri. Con il supporto di Thymen Arensman, Bernal punta a logorare gli avversari nelle tappe di fondo, come il tappone del Blockhaus (Tappa 7), una frazione da 246 km che premierà solo chi ha una resistenza infinita.
I Cacciatori della Maglia Azzurra (GPM)
Questi corridori potrebbero uscire di classifica per avere libertà di attaccare e fare incetta di punti sui gran premi della montagna:
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Giulio Ciccone (Lidl-Trek): È l’uomo simbolo per questa maglia. Ha già vinto la classifica degli scalatori al Giro e al Tour. Se non farà classifica per Derek Gee, lo vedremo all’attacco su ogni vetta. La sua grinta in salita è leggendaria.
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Jay Vine (UAE Emirates): Vincitore della maglia di miglior scalatore alla Vuelta 2025. È un corridore imprevedibile: in giornata di grazia può dare minuti a tutti su salite di 15-20 km.
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Michael Storer (Tudor Pro Cycling): Un australiano che “sente” la salita. Ha già vinto maglie di miglior scalatore nei Grandi Giri ed è perfetto per le fughe che partono da lontano su tappe con molti dislivelli.
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Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale): Uno scalatore purissimo. Se dovesse perdere tempo in cronometro, diventerebbe il favorito numero uno per le vittorie di tappa in alta quota e per la maglia azzurra.
Gli “Outsider” delle Grandi Salite
Corridori che possono fare la differenza in tappe specifiche come il Blockhaus o Piancavallo:
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Jai Hindley (Red Bull-Bora-Hansgrohe): Non dimentichiamo che ha già vinto un Giro. È uno scalatore di resistenza, perfetto per le tappe da 5.000 metri di dislivello.
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Thymen Arensman (Netcompany Ineos): Uno scalatore “diesel”. Non ha lo scatto di Pellizzari o Yates, ma su salite lunghe e costanti come quella di Pila può stritolare gli avversari col suo ritmo.
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Filippo Zana (Soudal Quick-Step): Molto migliorato in salita, è un corridore solido che può restare con i migliori fino alle fasi finali delle tappe dolomitiche.
Le tappe “termometro” per gli scalatori:
Le salite verdetto del 2026
| Tappa | Salita Simbolo | Caratteristiche Tecniche |
| 7 | Blockhaus | 246 km totali, una prova di resistenza brutale prima del primo riposo. |
| 9 | Corno alle Scale | Salita esplosiva con pendenze al 15% negli ultimi 3 km. |
| 14 | Pila | Tappone valdostano: 16,5 km al 9% medio dopo tre colli durissimi. |
| 19 | Alleghe (Piani di Pezzè) | Tappone Dolomitico con 4.500 m di dislivello tra passi storici e l’ascesa finale ai piedi del Civetta. |
| 20 | Piancavallo | L’ultima spiaggia per ribaltare il Giro con pendenze costanti e punte al 14%. |
Il Giro d’Italia 2026 sarà un lunghissimo duello tra chi sa soffrire in salita. Che la sfida alle nuvole abbia inizio.









