La Corsa rosa entra n vivo, le prossime tappe e … trappole del Giro 2026.
Dal Mar Ligure alle picchiate alpine, la seconda metà del Giro non concede sconti. Il meteo imprevedibile e i trasferimenti record mettono a dura prova la tenuta dei big. Vingegaard nel mirino, Pelizzari e gli azzurri cercano lo squillo.
Il Giro d’Italia ha superato la sua prima fase, ma la quiete, in questa edizione, è un concetto puramente astratto. Dopo le fatiche balcaniche della partenza in Bulgaria, il durissimo impatto con l’Appennino e le tappe flagellate dal maltempo in Campania e Basilicata, la carovana si appresta ad affrontare la settimana decisiva. Un percorso esigente, logorante non solo per i metri di dislivello, ma per una gestione logistica che sta testando i limiti di recupero di atleti e staff.
Se i primi giorni hanno iniziato a delineare i valori in campo, con un Jonas Vingegaard famelico e i nostri Giulio Ciccone e Giulio Pelizzari pronti a dare battaglia per le maglie di specialità e per un posto al sole in classifica, le prossime frazioni promettono di far saltare ogni schema saltuario.
Le prossime tappe: tra muri liguri e pianure “trappola”
Il menù dei prossimi giorni offre terreno fertile sia per i cacciatori di tappe che per i capitani che vorranno muovere la classifica senza aspettare le grandi montagne.
- La via della Riviera (Tappa Chiavari): Una frazione mossa, tipicamente ligure, che dopo una prima parte pianeggiante si accende sull’Aurelia. Non ci sono pendenze impossibili, ma la successione di promontori e il vento costiero possono spezzare il gruppo in qualsiasi momento.
- L’insidia piemontese (Imperia – Novi Ligure / Alessandria – Verbania): Sulla carta sembrano tappe di transizione, ideali per le ruote veloci del gruppo, Jonathan Milan su tutti. Tuttavia, l’arrivo a Verbania nasconde il veleno nella coda: 160 chilometri piatti come una tavola da biliardo e poi, negli ultimi 30, l’improvviso concentrato di dislivello che taglierà le gambe ai velocisti puri e potrebbe favorire un colpo da finisseur.
Il trittico che decide il Giro: Alpi e Dolomiti
Il vero spartiacque, il momento in cui la stanchezza accumulata si trasformerà in distacchi abissali, arriverà con l’ingresso nel profondo Nord.
Il tappone valdostano: Aosta – Pila (Gressan)
Un classico tappone alpino senza un metro di pianura. Una sequenza ininterrotta di salite e discese tecniche dove la gestione dell’alimentazione e lo sforzo aerobico saranno esasperati. Chi va in crisi qui, rischia di salutare la top 10 del Giro.
L’incursione svizzera: Bellinzona – Carì
Una tappa breve, nervosa, quasi una cronoscalata mascherata da frazione in linea. Il circuito finale con la doppia ascesa a Leontica imporrà ritmi folli fin dal primo chilometro. Sarà un dentro o fuori per i big.
L’Inferno di Alleghe e il Piancavallo
Le tappe numero 19 e 20 rappresentano il gran finale. Prima il tappone dolomitico di Alleghe (Piani di Pezzè), con 5000 metri di dislivello concentrati tutti negli ultimi 100 chilometri, poi la celebrazione a Piancavallo, a cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976. La salita che parte da Aviano sarà l’ultimo trampolino di lancio prima della passerella finale di Roma.
Le grandi insidie: non solo salita
“Questo è un Giro che si vince anche giù dalla sella.”
I direttori sportivi lo ripetono come un mantra dall’inizio della corsa. Le insidie principali di questa seconda metà si possono riassumere in tre fattori chiave:
- Il logorio dei trasferimenti: Con oltre 7.000 km totali previsti tra chilometri pedalati e spostamenti logistici, lo stress da viaggio rischia di incidere quanto una scalata sul Mortirolo. Recuperare la condizione nei pochi momenti di riposo in hotel diventerà decisivo.
- Il fattore meteo: Maggio ha già mostrato il suo volto peggiore tra grandine e gelo fuori stagione. Le discese alpine affrontate con asfalto bagnato o temperature vicine allo zero trasformeranno ogni picchiata in una roulette russa tattica.
- Il controllo della corsa: Con la UAE e la Visma destinate a marcarsi a uomo, lo spazio per le fughe da lontano sarà strettissimo, costringendo il gruppo a medie orarie elevatissime fin dal mattino.
Il Giro d’Italia entra nella sua fase caldissima. Le montagne sono lì a guardare, pronte a emettere i loro verdetti inappellabili.









