Tadej Pogacar non ha pietà al Giro di Svizzera: non gli è bastato vincere, ma ha lanciato anche un segnale con distacchi abissali sugli avversari
C’è chi corre e chi fa uno sport a parte, come Tadej Pogacar. Il fenomeno sloveno della UAE Team Emirates ha scelto la prima tappa del Giro di Svizzera per regalare l’ennesimo capolavoro. Sul traguardo di Sondrio, con partenza e arrivo tutti in terra italiana, il campione del mondo ha firmato la vittoria numero 118 in carriera, blindando di fatto la classifica generale della corsa a tappe elvetica.
La corsa sembrava addormentata nei primi chilometri, animata solo da una fuga di seconda fascia. Poi, a circa settanta chilometri dal traguardo, si è scritto il solito copione.
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Pogacar accelera, si prende i secondi di abbuono al KM Tissot e, con una progressione brutale in pianura, stacca definitivamente i fuggitivi. Inizia così l’ennesima passerella trionfale: oltre settanta chilometri in solitaria, un dominio assoluto che ha annichilito i rivali.
Cosa è successo oggi al Giro di Svizzera
Dietro di lui, la corsa tra gli umani. Richard Carapaz limita i danni e chiude secondo a due minuti e quattordici secondi, dimostrando un’ottima condizione dopo i problemi primaverili.
Terzo gradino del podio per un redivivo Andrea Bagioli, capace di strappare un piazzamento di prestigio con la maglia della Lidl-Trek. Più lontano il plotone dei migliori, con Ilan Van Wilder a regolare il primo drappello degli inseguitori a quattro minuti di ritardo.
Non era pianificato, ha detto lui nel dopo gara. Ma quando vai a questi livelli, ogni capriccio diventa una lezione di ciclismo puro. La Gialla è già sua, e nessuno sembra poterlo fermare.









