A 19 anni Jilke Michielsen se n’è andata e il ciclismo belga si ritrova di nuovo davanti a una notizia che non si riesce a mettere in ordine. Giovane, forte, già campionessa nazionale, poi la malattia, il ritorno del tumore, le cure sospese quando il corpo non reggeva più. La ciclista belga è morta venerdì per un sarcoma di Ewing, diagnosticato quando aveva 16 anni.
Chi era Jilke Michielsen
Nel 2022 aveva vinto il titolo nazionale su strada e anche l’Omnium su pista. Non erano risultati buttati lì, erano segnali veri: in Belgio, terra dove il ciclismo si respira anche nei paesi più piccoli, una ragazza così la guardano tutti.
L’ottavo posto al Tour delle Fiandre Junior aveva confermato che non si parlava solo di una promessa, ma di un talento reale.
Poi nel 2023 sono arrivati forti dolori alla schiena. Gli esami hanno portato alla diagnosi: tumore osseo aggressivo. Dopo un anno di trattamento, nel 2024 era stata dichiarata libera dalla malattia, ma all’inizio del 2025 i controlli hanno mostrato il ritorno del cancro, questa volta con prognosi incurabile.
La decisione di interrompere le cure
Ad aprile, d’accordo con i medici, Jilke aveva interrotto la chemioterapia. Non per resa sportiva, non per una scelta raccontabile con parole facili. Aveva scritto sui social che non riusciva più a sopportarlo. È una frase che pesa, perché dietro non c’è retorica: c’è una ragazza di 19 anni arrivata al limite del dolore.
Dal Belgio sono arrivati messaggi di cordoglio da compagni, tecnici e squadre ricordandola come esempio di coraggio. Sono parole giuste, ma restano tali davanti a una storia che lascia poco spazio.
Rimane il vuoto di una carriera appena iniziata, di una vita che si è fermata troppo presto.









