Dal palco dell’evento “Il Foglio a San Siro”, il ct dell’Italia femminile di volley torna sul tema dello spazio ai talenti emergenti e critica la scarsa fiducia riservata ai più giovani nello sport italiano.
Julio Velasco torna a puntare il dito contro la difficoltà, per i giovani, di trovare spazio nello sport italiano. Intervenendo dal palco dell’evento “Il Foglio a San Siro”, il commissario tecnico della Nazionale femminile italiana di pallavolo ha ribadito un concetto già espresso nei mesi scorsi, tornando anche sul paragone con Lamine Yamal.
“Mi hanno chiesto se Lamine Yamal avrebbe giocato se fosse in Italia? Io ho risposto di no”, ha spiegato Velasco, sottolineando come nel nostro Paese i giovani vengano spesso giudicati con maggiore severità rispetto agli atleti più esperti. “Il problema è che non ci piacciono questo tipo di giocatori, i giovani. Dei giovani vediamo solo i difetti: se sbaglia, è perché è giovane”.
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Il nodo della fiducia ai giovani
Nel suo intervento, il tecnico argentino ha evidenziato come in Italia i talenti emergenti siano costretti a dimostrare molto più degli altri per ottenere credibilità. Secondo Velasco, il problema non riguarda soltanto il calcio, ma attraversa in generale tutto il sistema sportivo nazionale, pallavolo compresa.
“Credo che in Italia i giovani non piacciono in generale, anche nella pallavolo. I giovani devono dimostrare in Italia tre volte il loro valore rispetto a un giocatore esperto, quando dovrebbe essere il contrario”, ha affermato. Un atteggiamento che, a suo giudizio, si traduce in una lettura distorta degli errori: quando sbaglia un giovane, il limite viene attribuito all’età; quando sbaglia un veterano, l’errore viene considerato normale.
Il confronto con calcio e basket
Velasco ha poi allargato il discorso alla gestione dei calendari e dei rapporti tra club e nazionali, sottolineando come la pallavolo viva una situazione migliore rispetto ad altri sport di squadra.
“La situazione della pallavolo, rispetto a calcio e basket, è più che privilegiata. Noi abbiamo la stagione dei club, durante la quale io nemmeno parlo con le giocatrici: poi vengono in nazionale e si dedicano alla nazionale. Nel calcio e nel basket è peggio, nel calcio è ancora più complicato: vanno in Sud America a giocare in nazionale. Noi abbiamo questa fortuna, e speriamo che non cambi”.
Un problema culturale
Per il ct azzurro, il nodo centrale resta comunque culturale. Velasco ha sostenuto che in Italia i giovani siano troppo spesso oggetto di critiche da parte degli adulti, in un clima che finisce per ostacolarne la crescita invece di accompagnarla.
“È un paese in cui in generale piacciono poco i giovani e infatti i giovani sono costantemente criticati da parte degli adulti o dei vecchi. Questo non li aiuta, devono sentire la fiducia degli allenatori, dei genitori, dei professori”.
Parole nette, che rilanciano un dibattito già acceso sul rapporto tra talento, opportunità e responsabilità nel mondo dello sport italiano.









