Il repentino crollo del progetto Mondiali “privatizzati” potrebbe spingere Gianni Infantino verso il passo d’addio dopo 10 anni alla guida della FIFA. Le federazioni, soprattutto quella europea, esigono le sue dimissioni immediate per avviare una rifondazione totale.
L’isolamento di Infantino e i nomi per la presidenza
Gianni Infantino via dalla FIFA? Gli ultimi Mondiali hanno segnato il tracollo della popolarità dell’avvocato italo-svizzero che ha perso l’appoggio del calcio globale e rischia un’uscita di scena ingloriosa, invocata anche dall’opinione pubblica.
Perfino la Conmebol oltre che la Uefa hanno voltato le spalle al dirigente, rendendo le sue dimissioni l’unica via d’uscita accettabile.
Dal Regno Unito, il quotidiano The Sun ha svelato una lista di 5 papabili candidati pronti a succedere alla carica presidenziale. Il profilo in cima alle preferenze resta Aleksander Ceferin, presidente Uefa e storico oppositore di Infantino negli ultimi anni. Insieme a lui figura Nasser Al-Khelaifi, guida del Paris Saint-Germain e dell’Associazione dei club europei. La terza opzione porterebbe ad Arsene Wenger, vicino politicamente ad Infantino e attuale responsabile dello sviluppo globale del pallone per la stessa FIFA. Completano la lista dei possibili successori Victor Montagliani, numero 1 della Concacaf in scadenza di mandato, e Salman bin Ibrahim Al Khalifa, figura di grandissimo peso nella confederazione asiatica.
Dopo quanto accaduto negli ultimi mesi, questa volta la Uefa vorrebbe sfruttare la profonda crisi politica per provare a fare da guida eleggendo una nuova figura di garanzia.
Il fallimento commerciale e il nodo dei tornei futuri
Ma cosa è successo con Infantino? Oltre che l’amicizia con Trump ed il caso Balogun, ha stancare opinione pubblica e federazioni sarebbe stato altro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, tuttavia, è sicuramente stata l’idea di vendere quote del Mondiale a investitori privati.
La retromarcia della FIFA delle ultime ore, dopo la minaccia della UEFA di non partecipare, si è trasformata in una resa senza condizioni.
L’idea, partorita ancora insieme alla banca d’affari JP Morgan, fa il paio con il brutto fallimento sportivo del progetto Superlega di 5 anni fa, sempre partorito in collaborazione con la stessa banca.
Ora, l’isolamento del presidente uscente Infantino però appare completo: anche Donald Trump potrebbe scaricare l’ex alleato, abbandonando l’ipotesi di una sua nomina a segretario generale dell’Onu.
Intanto, chi prenderà il suo posto dovrà gestire una pesante eredità fatta di format espansi e assegnazioni controverse. Ritornare al passato e cancellare il torneo a 48 squadre sarà quasi impossibile, ma la priorità sarà lavorare sui Mondiali a 64 Nazionali, per capire se e come organizzarlo.
Chi succederà ad Infantino dovrà mettere mano anche al sistema dei compromessi politici, responsabile del caotico Mondiale 2030 diviso tra Spagna, Portogallo, Marocco, Argentina, Uruguay e Paraguay. Un’assegnazione che ha finito per premiare il presidente della Conmebol Alejandro Dominguez, nipote del dittatore Stroessner e fedelissimo di Infantino.










